è accaduto venticinqueanni fa, come oggi. venticinquecazzodianni. è incredibile com'è volato il tempo.
fu la prima persona nuova incontrata per la prima volta in quel duemila tondo tondo. la prima conoscenza di quel nuovo millennio. ci vidi un segno importante, simbolicamente preconizzante cose interessanti e apotropaiche. in quali cagate credevo, non ostante il mio nuovo agnosticismo razionalista scettico.
accadde a casa dell'amico alfio, c'era anche l'amico emanuele, assieme agli altri. c'era anche lei, amica dell'amica della compagna di corso. quella che meno amavo tra tutte e tutti di quel gruppo. giusto perché accompagnava l'amico alfio [difatti s'è visto come andò miseramente a finire. spianando la strada all'amico alfio, comunque non senza farlo soffrire]. l'amica sua uno sguardo di cui non fidarsi, a prescindere - e vedi c'erano pure già i segni.
a quei tempi ero incerottato dentro un cartamodello sociale che andava abbastanza per la maggiore. trovare la donna della vita, figliarci, fare il lavoro per cui tanto si era studiato [e i sacrifici fatti fare ai miei, al netto li facessero volentieri]. lavoro possibilmente che soddisfacesse e remunerato. obiettivi nemmeno così eccentrici. mica serviva tutta 'sta fantasia per porseli. non me ne stava riuscendo nessuno. giusto la remunerazione, normale neh? e al netto che la ricerca per trovare la donna della vita un po' deragliasse nell'ossessivo compulsivo.
quindi quando vidi lei, con 'st'occhietto vispo, parlata brillante, filosofa intruffolata dentro il mio dipartimento, pensai: ohibò! sarà mica lei?
mentre si spiluccava per cena a mezza bocca chiesi: ma chi è costei? ohibò, che bel personaggino, ditemi, ditemi di più. a mezza bocca, piena. rimasero sul vago.
quindi venne il film, da guardare tutti assieme. l'avevo già visto. potevo cercare di rendermi brillante con lei. compatibilmente. lo ero anch'io. l'uomo d'acqua dolce, nel senso del film. il film legato a doppio mandato quella sera. antonio? funghetti!
la mattina dopo le mandai un'email, dal posto di lavoro, triste. il posto ed il lavoro. i motori di ricerca funzionavano già abbastanza per restituirmi un indirizzo, date le poche informazioni intercettate la sera prima. iniziai con spero tu ti ricordi di me. la mattina dopo. poi uno dice che una brava avrei dovuto frequentarla già allora.
la invitai ad un aperitivo. ero talmente agitato che ci arrivai con la febbre. glielo dissi.
per alcuni giorni immaginai cose bellissime, svolte esistenziali, cambi di direzione arabescate. poco importa intuire che già convivesse con un uomo. la seconda volta che ci incrociammo la piccola epifania. eravamo in metropolitana. le osservai la nuca e come il collo, con una curvatura poco fascinosa, si congiungeva alla schiena. l'intuizione di un ingobbimento, liscio e quel che basta adiposo. giù di lì scivolò per sempre la mia fascinazione erotica. ebbi un brivido di piccolo ribrezzo. capii che lei proprio non mi attirava. altro che donna della mia vita. ma il personaggio mi aveva abbacinato, cosa in cui una donna, allora, riusciva con una facilità scandalosa. così feci una cosa che per anni mi raccontai come un colpo di genio relazionale. sublimai il mio preteso innamoramento in un affetto incondizionato. un cambio di fase. da gassoso a solido. non le avrei mai messo la lingua in bocca. però lei poteva diventare maledettamente importante. colmare un po' di solitudine affettiva che avvertivo attorno a me. mi sarei evitato lo sbadta di una relazione - per cui non ero pronto per un cazzo, ora lo so. avrei potuto vivermi appieno la sua amicizia.
e poi lei mi ammagliò, come è capacissima di fare. con la sensazione mi apprezzasse per quel di scombinato irrisolto ero. fu la prima persona che me lo dimostrava in un certo modo. e che poteva capirmi, senza sfrondare tutti i trucioli di stranità. quello che facevano in tanti. e poi sì. in quel periodo di cambiamenti di paradigma ero rimasto piuttosto solo. da qualche parte bisognava ricominciare.
arrivò nel momento giusto, nel posto giusto, nel modo giusto. a che non fosse la persona giusta ci sarei arrivato ben più tardi. dopo aver ammonticchiato carichi emotivi spropositati.
caddi in quella specie di amicizia. convinto fosse una delle cose più belle potessero accadermi. oggi è la più grande delusione mai capitata. forse ancora di più della storia del prete oratoriano. [anche se con lui ho dei nodi non del tutto risolti, potenzialmente debordanti. devo far chiarezza e pace tra me e me.]
quanta sproporzione. totalmente mal riposta. prova a caricare così una nave e vediamo cosa succede al primo mare un po' agitatino.
ero troppo abbacinato per accorgermene. non so se fu furbizia, o semplicemente il suo modo di essere. mi diede due mezze dita di simpatia, stima, comprensione, ascolto. io le diedi le chiavi di tutto. lei era deputata a strutturare la mia felicità ed il mio bene. non ci saremmo mai innamorati [allora pensavo potesse accadermi con qualcuna, ne fossi ben capace]. poteva essere una delle persone più fondamentali. la più fulgida e immarcescibile delle amicizie e dell'affetto. che coglione.
la moglie del nonnetto ci mise pochi attimi a sgamarla. il nonnetto si accordò subito dopo, appena passato l'effetto uè-uè del suo porsi partenope brillante e ineccepibile, frizzi e lazzi e struffoli. quella donna ti sta eterodirigendo, ti tiene al guinzaglio a suo piacimento. appunto. la lola la sgamò in un amen. mannnnò, che dite? è fatta così. è che siamo molto legati e mi vuole bene.
avevano ragione.
me ne accorsi una sera di sei anni dopo. uno dei momenti più dolorosi io ricordi di questi venticinque anni. lutti e infortuni famigliari a parte. ho la nevrosi delle date. quella del giorno di quella sera, pervicace, non voglio memorizzarla. bastò una frase apparentemente buttata lì. e venne giù tutto. e capii. come tutta quell'amicizia da lemma fondamentale fosse intesa come non altro che una sua gentile e misericordiosa concessione. manco carlo alberto ed il suo statuto octroyée. tutto il contrario della reciprocità e affetto condiviso. una ineccepibile sua capacità di gestire la comunicazione.
avevano ragione.
d'altro canto dove c'è un sadico c'è un masochista. non possono stare uno senza l'altro. dove c'è uno che consegna le chiavi del tutto e chiede: rendimi felice, c'è una che se le prende, con la convinzione adamantina a lei riesca magnificamente, proprio perché è lei. le chiavi esattamente a lei, come atto inevitabile.
me ne accorsi da una frase. non fu abilità da pensiero laterale. fu il tassello semantico che diede senso a tutta la fiaba all'incontrario che stava apparendo. altro che sagacia. da tre anni lavoravamo assieme, era già successo abbastanza per capire l'essenza del personaggio. oltre la sciagura di infilarsi in quel progetto lavorativo, un cul de sac idrovoro alle mie esigue finanze [non solo le mie], nonché dell'autostima e dintorni. non volevo vedere. ci avevo investito troppo. troppo complesso darsi così tanto del coglione, pure per me. figurarsi. tanto era lo sbrego che si stava rivelando. io che l'avevo fortissimamente voluto e perseguito.
non è stato facile vedere crollare il velo. fu la primissima cosa che dissi ad odg, qualche mese dopo. non a caso. incrociare odg fu abbastanza correlato a quel che venne giù, in quei giorni. chi mi disse: avresti bisogno di una mano. come arrivai a lei. capitano anche i rimbalzi positivi.
però.
questo è un post per la gran parte inutile.
che senso ha, ancora, ricordarmi la delusione più importante. perché tornare sul principio attivo del mio più grande fallimento. tutte 'ste righe buttate per un personaggio che non vorrei neppure più vedere in cartolina. roba che uno vorrebbe rimuovere così tanto, però più sfreghi più ti accorgi di come sia inutile. perché quelle cose sono passate. però ci sono state. punto. non le si può levare, scalpellare via. sono accadute. ci sono valide ragioni termodinamiche acciocché indietro a toglierle non si puote andare. anche la coglionata nella più sgaruppata idealizzazione potessi realizzare. talmente lisergica che fatico a riconoscerne i pezzi buoni che comunque ha anche costei. e ci mancherebbe.
[forse più che per lei, mastico amaro per me. per come e quanto sia riuscito ad essere così pirla. più difficile da dimenticare. e da digerire.]
e così provo a ribaltare un po' il punto di vista. basta roba denstruens. come direbbe lei. l'invettiva pura è energia sprecata. quindi la guardo in altro modo, costruttivo. e di - di nuovo - di riconoscenza.
l'averla incrociata mi ha fatto conoscere persone e situazioni. tante situazioni le lasciamo pure scivolare via. qualcuna me la tengo. a posto. la stragrande maggioranza delle persone scivolano, parimenti, ad un'incollatura. tanto evanescenti quanto la fuffa che spesso ha circonfuso quelle cose lì.
però ci sono persone che sarebbe stato davvero un peccato non conoscere. che non avrebbero riempito, tanto, poco, il mio divenire. invece ci sono state, assieme a tutto il resto. e ci sono. con tutta l'importanza che si sono portate dietro. alcune probabile continueranno a farlo. e poiché sono indissolubilmente, legate a quel nesso causale da grande nocumento, allora sono ancora più preziose. perché sono gli affetti importanti da salvare. sono un gran pezzo di significato di tutto quello che fu. lei che se ne vada e scompaia. io mi tengo qualcuno degli effetti di essermi passata così vicino. non è nemmeno una rivincita. è lasciar andare, per viaggiare più leggeri. e so con chi farlo.
va benissimo così. anche una delle relazioni più da tregenda ha avuto un senso. ha fatto germogliare altro.
succede sempre così, neh? però, che questo sesquipedale svarione mi abbia regalato queste stille preziose, è bell'aiuto a provare a scavallare. andare davvero oltre. a metterci dei sassolini sopra. tutti quelli che avrei dovuto togliermi, ai tempi, dalle scarpe. e invece no. tanto avrei voluto evitarmi. sono arrivati però i germogli.
e i germogli fioriscono.
e trovo che tutto questo sia bellissimo.
[che poi, liberiamo anche il film da tutto questo.]