Thursday, July 27, 2017

post un po' sperimentale [nel senso che lo inizio ora, e non so quando lo finisco, e magari lo cambio anche]

e niente.
ho ripreso in mano baricco, nel senso di un suo libro.
nel dettaglio "il nuovo barnum".
ed è scattato quella cosa dentro un po' strana. ci ho fatto una specie di mini-psicopippa anche sul feisbuch. che poi sarebbe quel posto dove scrivo tutto sommato poco. perché in fondo le psicopippe, e il denudamento figurato ma importante, lo faccio sotto [simil]mentite spoglie. qui, ad esempio.
come scrivevo colà, leggerlo, mi ricorda un po' come quando bevo lo shyraz yellow tail dell'esselunga. quello con il canguro sull'etichetta. che il chilometro zero e la filiera corta giocano in un altro campionato. berlo dà quella sensazione che sembra-che-è-vera-in-realtà-il-dubbio-ci-sia-qualcosa-di-artefatto-c'è-ma-te-ne-fotti. perché, tutto sommato è piacevole.
lui, baricco, usa il termine holliwodiano ne "i barbari" [che è un libro di quelli che non dimentico di aver letto]. holliwodiano nel senso estensivo della storia holliwodiana. che non è lo star-system, o lo story-telling, o tutte le menate di primo livello cui è financo facile impallinarle, manco si stesse tirando al piattello, o al piccione. holliwodiano diventa - per i barbarati - una categoria ben precisa. solo che ora ho il prurito si possa applicare anche a baricco stesso. una [auto]meta-categorizzazione a sua insaputa.
comunque.
baricco.
lui non è che proprio riesca a strapparmi brandellate di simpatia di dosso. però - mi auto-cito-nel feisbuch - lui scrive. ed io posso leggermelo. mica devo farci la transiberiana assieme. oddio: magari poi sarebbe anche interessante farci la transiberiana. perché non strappa le brandellate. però forse interessante da interloquirci.
di certo ho la vaga sensazione, ex-post, che ri-andando indietro di qualche lustro, lui, nel senso di leggerlo, sia stato una sorta di pungolo di partenza.
forse mi auto-suggestiono. ma - ebbene, dai, lo scrivo - mi verrebbe da scrivere che se dovessi provare a ricordarmi la primissima volta che ho avuto quel tocchettino di idea di provare a scrivere, è stato dopo aver letto "oceano mare".
forse devo riconoscermelo. per quanto non so quanto troverei ancora così para-epifanico quel libro.
ecco, provare a scrivere in un senso molto esteso, neh?
non velleità più o meno professionali. o giacca su dolcevita nero ed il mio faccione girato di tre-quarti mentre indice e medio sono poggiati sotto il mento di uno sguardo impegnato e lieve, e il gomito della mano di quelle dita poggia sull'altra mano, in una sorta di braccia quasi conserte per la posa della foto della terza di copertina, quella che devi aprire in fondo al libro per guardarla.
niente di questo. o almeno: non con quell'obiettivo precipuo [al limite la carambola e rimpiattino finale di una serie di rimbalzi, più che fortuiti e fortunati, del divenire delle cose. io che peraltro non credo nella sfortuna e nella fortuna. per dire].
però, insomma, dopo aver letto quel libro, il baluginio di un'idea che avrei potuto farlo anch'io. qualsiasi cosa significasse, qualsiasi cosa avessi mai avuto modo e voglia di raccontare.
lo so.
come totem fondativo sarebbe stato più da fondamenta massiccia e portante dostoevskij, che uno deve controllare su gugol, se l'ha scritto giusto.
però forse, c'era già ad attendermi sulla strada la questione della cosa holliwodiana.
boh.
chi lo sa.
e poi, a dirla tutta, ma devo farmi ormai menate oggi, che quello stesso prurito epifanico non l'ebbi leggendo "cronaca di una morte annunciata"? [sempre a proposito di libri che non riesco a dimenticarmi di aver letto].
è ovvio che a colpirmi, e farmi prudere la mano epifanica, fu il come, mentre leggevo della locanda almayer.
e, altrettanto ovvio, provai a scimmiottare quel come. solo che dovevo ancora passare per le strettoie depilando-caudine della scrematura del periodo [almeno quel fottuto master a qualcosa è servito]. e dovevo leggere ancora parecchio: in generale, mica baricco. quindi scimmiottarlo per imitazione - pronti via - e la tendenza a scrivere periodi di tre-quattro righe, con subordinate barocche, veniva fuori una specie di maionese impazzita fatta con l'acqua perrier [la più gassata al mondo, nell'epos fantozziano].
per poi scoprire - sconfinata la mia ignoranza - che c'era quel tale, quel salinger, che scriveva come lui. come baricco, dico.
ah no.
è baricco che scrive come salinger.
e la sua scuola - di baricco - si chiama holden.
pensa un po'.
[ecco, il giovane holden. nella mia prevedibilità di trentenne, è un altro libro che non riesco a dimenticarmi di aver letto. una delle cosa più sublimi che si arrotolano in uno dei garbugli più malinconici, lancinanti e struggenti mi sia mai capitato di percepire, vivido, nel leggere qualcosa].

[vabbbeh. per ora la sospendo qui...].

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