Sunday, July 30, 2017

l'altro pezzo del post sperimentale [vediamo se lo finisco ora]

il primo pezzo è due post indietro questo. nel caso.
dicevo di baricco. e della personalissima epifania a leggere "oceano mare". e dell'idea sbilenca di aver provato, per la prima volta, che in quella cosa - scrivere - potevo sentirmici dentro. non come avevo fatto fino a quel momento e - ribadisco - qualsiasi cosa potesse significare. scrivere dico.
ora.
provai a scimmiottarne lo stile. che non è mai una cosa così originale, ovvio. come mi ricordò con questa ovvietà, financo quasi banale, una collaboratrice dell'aziendida rovinata, e che mi ha rovinato un bel po' dell'esistenza recente [dopo magari ci torno, si ri-aggancia ad un discorso]. personaggio molto sui generis questa collaboratrice, proprio tanto. un talento. forse ancora di più dello stylist che arrivò prima di lei. solo che lo stylist era pregno del suo valore. ed a volte l'effetto dell'autoconsapevolezza, e dei variegati modi con cui lo manifestatva era abbastanza irritante. lei invece altra pasta. tra le altre cose sembrava che la storia dell'arte, l'essenza, il punto dipanante, le fosse stata infusa. tipo le proteine del latte materno. poi eccelleva in altre cose, per quanto non mi interessassero così tanto. però eccelleva. un talento. lei non so quanto sapesse di esserlo. o forse gliene fregava poco saperlo o farcelo sapere. comunque. costei un giorno, parlando di una sorta di artista con cui si collaborava, mi disse: se costui [l'artista nostro] ti ricorda troppo quest'altro [un artista dell'umanita] allora significa che non sta inventando nulla, ed è lontano dall'essere un artista in senso compiuto. va precisato che non usò quelle parole. e che tutto sommato si può essere artisti in senso non compiuto e godersela, nella propria artistica non-essenzialità, come se la gode il nostro di artista, o quella roba lì.
ecco. io lo scimmiottavo [scimmiotto?] [parlo di baricco, se si fosse perso il filo del discorso] perché avevo trovato una specie di via. un qualcosa che mi sentivo conforme, anche solo a scopiazzare. e a culo se non è cosa originale. volevo giocarci pure io a quel gioco lì. giocando più o meno così. intuivo potesse essere divertente a ripetere quei gesti.
poi - di nuovo - nel tentativo di scimmiottamento c'era da piallare, rintuzzare, ri-ordinare, sgrossare. magari senza usare un proluvio di avverbi. magari stirando il fluire semantico: linee dritte, o con curvature gentili, ma non arzigogoli con frizzetti e laccetti e fiocchetti. i punti angolosi, in natura, non esistono.
e poi c'è anche l'altro punto però.
che poi sarebbe l'idea che sta dietro a questo post.
e l'eco che ho sentito nel leggere i nuovi barnum.
occhei la forma. lo stile scimmio-scopiazzato. la storia del come. ma poi c'era il punto, il grumo cogente: il cosa.
perché fintanto che ne leggi i romanzi, guardi la cattedrale incernierata sulla scrittura creativa. che è un mostro complicato assaje. almeno per me. io provavo a scopia-scimmiottarlo, ma damned, c'era da inventarsi una storia. o ci sarebbe stato da farlo. ma roba che riesce giusto il primo guizzo. come quando iniziai a leggiucchiare il cirillico bulgaro. fico: accidenti, ma poi avrei dovuto anche capire che c'era scritto, e prima ancora anche ricordarmi degli accenti che le parole non sono mica così tanto piane come in italiano. sdruccioli sull'abbondanza delle sdrucciole, gli accenti, dico.
quindi, per la storia dei romanzi baricchiani lascerei - di nuovo - cadere la questione.
perché appunto l'altra illuminazione, allora, fu sui barnum. o meglio è stata una specie di piccola epifania ex-post [nel senso di anticausale] pensando a miei post [nel senso di cosi dei blogggghe] molto post [nel senso di molto tempo dopo: cioè, praticamente quindici giorni fa].
perché leggendo i barnum, ormai sedici-diciassette anni orsono, io cominciai a pensare di scrivere i post dei miei blogggghe sgarruppati. solo che non lo sapevo ancora. anche perché non c'erano ancora i bloggghe. mi piace pensare che è stata lì l'origine di quella inevitabilità, di cui ho lucido ricordo, che si manifestò in una notte di fine gennaio del duemilasei. ci vollero una serie di coincidenze, e nemmeno tutte piacevoli, anzi. ma si arrivò lì. alla luce dell'abat-jour di quella scrivania adorna del solo picccccì, qualche ora dopo aver sostenuto un colloquio ed intuito che volevo darmene a gambe levate dall'informatica in generale. e che volevo gestirmi il mio tempo. e che volevo trovare brandelli di cose da raccontare durante il giorno per poi distillarle la notte [ma sia molto tardi che si va a dormire]. e che quella cosa avrebbe potuto portarsi dietro un qualcosa di taumaturgico, forse terapeutico. e che cosa sublime sarebbe stata se fossi riuscito fare quello per vivere.
forse non ebbi così chiaro tutto questo, così nella cristallina tersitudine del dettaglio che ho ora. forse perché ho dovuto metterci in mezzo variegati anni, e disillusioni, e consapevolezze, e cazzi, e pianti, e sbrandellamenti, e fallimenti, e sedute, e prese di realtà, e accettazioni [poche] per arrivarci.
ex-post è facile.
gran premio GAC [cit. "gazebo", nel senso della trasmisione di raitre anche se ora passa a la7].
insomma.
credo che la storia dei barnum c'entri, eccome.
perché lì, nei barnum, c'è un giochino ispirativo-creativo-sintetico che fotte sega se i molti dei miei post sono stati scimmiottatura. di nuovo: troppo bello quel gioco. non rubo nulla a lui se lo gioco anch'io. posto che non è un gioco suo. l'ha pensato prima, e lo fa in un altro campionato. ma è qualcosa in cui il pensato di quel pensare sta prima di lui e me messi assieme. e di molto. scimmio-scopiazzo? embeh? è come se anche per lui l'archetipo di bellezza fosse la fanciulla - ora ha tre figlie - di cui mi innamorai in maniera ontologica a quindici anni. l'occhio chiaro, il capello biondo, il tratto pre-raffaellita. ma è archetipo. ci prescinde a prescindere. e soprattutto non me frega una beata sega della scimmiottatura perché è l'essenza di una specie di avventura speculativa [nel senso più alto e puro] che, la dico semplice, mi farebbe intuire, o sfiorare, cos'è il senso di compiutezza. o il senso dell'esserci. mio per me, dico.
non ho 'sto gran timore di averla sparata troppo grossa. davvero. questo, a suo modo, è un momento epifanico bello chiaro. non so se c'entri il fatto sia in vacanza. anche se poi la vacatio non esiste, come il vuoto. credo che però non sia così casuale 'sta cosa. un momento di serena consapevolezza con il baricentro ed assetto basso, che si tiene bene la strada. qui ed ora. che son trentaduemesi che non stacco. ed ora stacco.
stacco non solo dal lavoro.
ma anche da questo post.
che manca ancora un pezzo di idea, di intuizione.
proverò a giochicciarci mentre navigo. via da tutto, almeno logisticamente.
chissà se mi verrà da scrivere anche da là.
posto i mezzi complicati per.
insomma, credo che il post continui.

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