Sunday, June 18, 2017

il biglietto del traghetto, e tutto quello che è venuto dopo

un anno fa - giorno più, giorno meno - scrissi un post. uno di quelli lamentoso-giaculaotori. fu al termine di un uichend emotivamente molto pesante, di rimando. scrissi di tristezze e insoddisfazioni per riuscire, finalmente, a buttar fuori tutto quello che avevo finto di non essere e di non provare. anche per quel uichend in cui mi ero posto così apparentemente sul pezzo, e pregno, e deciso. ottima finzione. solo che poi dopo, 'ste cose, solitamente le pago. difatti mi venne quel post.

l'inizio di quel uichend ero stato alla festa della radio. che per le beghine c'è radio maria. io ho radiopopolare. ma le solitudini che va a colmare non sono così diverse. ci andai da solo. faceva freddo, relativamente per quel periodo, spiacevolmente fresco. ascoltai un paio di dibattiti, un po' smarrito in mezzo ad un sacco di gente con cui mi sentivo comunque un po' estraneo. ascoltai un concerto. poi arrivò l'amica paola, con persone conosciute fuori alle casse, e di cui aveva già i numeri di cellulare. e mi dovetti sorbire pure questi suoi nuovi amici, che verosimilmente poi non vide più. poi quasi ci scazzai, con l'amica paola.

poi lo scazzo più importante arrivò due giorni dopo, la domenica. che è solitamente il giorno della festa in montagna nel bel mezzo di giugno. e tutto il portato emotivamente pesante. la festa si fa di domenica. la scalata dell'ultimo sabato di gennaio si fa di sabato. che è l'ultimo di gennaio. però quello mi è sempre piaciuto a prescindere. sono le cose di domenica ad essere più impegnativi. e nemmeno tutti gli anni. l'anno scorso non era in quel nemmeno. anzi.

poi iniziò un estate triste. a tratti autolivorosa. sentii di colpo i diciannove mesi senza far praticamente ferie. ed in parte scoppiai. travolto da passione che non riuscivo ad esalare. tutto mi sembrava compresso e senza senso. percepivo una specie di foschia di fondo. ad agosto mi sembrò di tirare un po' il fiato. semplicemente perché c'era meno gente attorno a me: al lavoro [senza il responsabile tutto sembra più leggero], in città. presi un mezza scuffia di disperazione, quasi per riflesso pavloviano [qualche post su di lei c'è, qui addietro]. quando le vedevo le primissime volte mi chiedevo se era molto timida o molto supponentemente non corteggiabile, stizzosa. non era la prima opzione. non si degnò nemmeno di rispondere ad una prima, banale, suggestione.

non ricordo un giorno lieto o che si approssimasse, anche molto da lontano, alla felicità. se non il giorno in cui si sposarono l'amica liude e l'amico luca. inizio ottobre.

poi venne un pessimo autunno ed un inverno lungo. ebbi la sensazione, in alcuni momenti, che sarei venuto giù del tutto. d'improvviso.

a parte il capodanno - peccato per la febbre dell'amica liude - fu un gennaio se possibile ancora più duro. ne avevo i coglioni pieni per tutto.
scrissi un racconto, volevo - brutta cosa il revanscismo - prendere come elemento negativo la tipa di cui sopra, quella del falso pre-innamoramento pavloviano. per una serie di coincidenze alla fine mi sembrò un cacata. avrebbe dovuto finire su una specie di pubblicazione vera. non ho mai terminato la ri-edizione dopo l'editing. quasi mi sentissi del tutto inadatto anche solo a pensare potessi scrivere qualcosa.

spensi il telefono per due giorni, a ridosso del compleanno, tanto per cambiare uno dei più tristi che ricordi.

mi sentivo bloccato, incapace di agire, ingolfato, un gommoso ed asfissiante cul de sac.

ho iniziato a frignare spesso con odg. quando sentivo venir meno la volontà di darmi una mossa. o forse per far uscire la dis-sperazione che mi sembrava attanagliarmi.

insomma. una trafila di cose così.

poi, verso maggio, le cose mi son sembrate un po' più lievi. non è successo nulla di particolare. solo che tutto mi sembrava più lieve.

la settimana scorsa c'è stata ancora la festa della radio. meno imponente dell'anno prima. ma con le stesse solitudini. la prima sera, mentre ci andavo, ho infilato la mano nella giacca che avevo appena cambiato. e che indossavo nonostante la temperatura decisamente più calda, piacevolmente calda. ci ho trovato un biglietto del traghetto. guardo la data. è esattamente di un anno fa. ricordo quel viaggio. ricordo una foto che scattai e che inviai prima dello scazzo.
l'ho guardato. e mi è sembrato di guardare una cosa da fuori. come se in fondo a tutta la trafila ci fosse una bella riga, a consuntivo. che per quanto - percettivamente - negativo, è un consuntivo. roba che si coniuga al passato.

ho strappato il biglietto. l'ho buttato nei cestini della carta della radio, mentre me ne uscivo dopo la prima serata. solo, come sempre. ma va bene uguale.

oggi sono di nuovo salito in montagna. è domenica. ed ho ribadito che le feste sono di domenica. però le bedvaibrescion dello scorso anno non c'erano. senza che sia successo nulla. ma non c'erano. ne le mie, né quelle di matreme. che poi è il fottutissimo rimando di cui comunque un po' sarei anche stufo. non so perché. non so come mai. ma in fondo me ne stracafotto. tutto è parso con molta più levità. anche i momenti di relativa noia. mentre attendevo di ripartire verso valle. la giornata è andata. ma non c'è la sensazione di cosa pesante passata. che rende tutto più leggero. no. oggi la levità è stata più ontologica al divenire.

ho fatto delle foto. anche il condividerle si è portato dietro sensazioni diverse.
un po' voglia di star meglio. è già una conquista anche questa cosa qui.

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