Saturday, May 13, 2017

a climax discendenti

mi è venuta questa associazione. impropria, decisamente. però mi è venuta.
lessi in un libercolo di storia contemporanea - ce lo fecero acquistare in seconda superiore come libro di testo, non ci studiai sopra granché. però lo ripresi in mano qualche anno dopo. scoprendo cose interessanti. tipo che il fascismo prese il potere a tempo ormai quasi scaduto, nel tempo che lo aveva fatto nascere ed iniziare a crescere.
cioè.
il primo immediato primo dopo guerra scombussolò un'intiera [giovane] nazione. forti tensioni sociali, instabilità politica, grande incertezza per l'avvenire.
nazione che aveva pagato un tributo altissimo di vite [nonché l'aviaria che impazzò subito dopo fece più vittime del conflitto], i costi importanti della guerra anche per i vincitori, svalutazione della lira. va bene gli entusiasmi immediati della vittoria, va bene il proclama di diaz e la storia della risalita in disordine su per valli di quel che rimaneva di uno degli eserciti più forti del mondo, valli che avevano sceso con tanta sicurezza e arroganza tre anni prima. va bene trento e trieste che si muore per. però il paese era in ginocchio, il futuro incerto, la classe politica mica tanto capace di cogliere il rebound epocale, i socialisti che vedevano lì lì il sol dell'avvenire della rivoluzione e la dittatura del proletariato.
insomma. un troiaio.
uno degli effetti di quelle incertezze su il nascere delle squadracce fasciste. e la menata della vittoria mutilata, e l'esigenza dell'uomo forte che rimettesse tutto a posto. la prima azione violenta fu nel '19. reduci di guerra, studenti del politecnico, assaltarono la sede dell'avanti. mica cotiche, gli studenti irredenti futuri ingegneri.
certo erano un po' maneschi questi in camicia nera, però erano per l'ordine e la sicurezza. davano garanzie. un argine per i rossi. insomma. un certo potere costituito, la reazione che non muore mai, li scambiò per utili idioti per tener sul chi va là i facinorosi. tanto quei neri li avrebbero gestiti, riassorbiti, ammansiti, al limite introdotti pure nella gattopardesca melassa parlamentare. dove chi tirava le fila era più o meno sempre lo stesso.
ed il climax stava effettivamente scemando nel '22. quindi i fascisti servivano meno. alcune istanze stavano tornando negli alvei, o comunque sembrava si potessero gestire. i socialisti massimalisti si erano scissi. era nato il partito comunista d'italia. in due facevano meno paura. anche perché cominciarono da subito a scannarsi fra di loro. e la rivoluzione ormai non sembrava riuscire ad uscire dai confini russo-sovietici. insomma: le cose andavano a riprendere il loro normale corso. tutto sotto controllo.
ma come? proprio ora che non erano più necessari questi decidevano di marciare su roma? non era un po' pericoloso? qualcuno abbozzò, che venissero. tanto li avrebbero facilmente assorbiti. qualcuno pensò che forse era il caso di mostrare i muscoli. c'erano i cavalli di frisia già pronti per sbarrar loro il cammino. magari in maniera un po' cruenta ma alla bisogna si sarebbero potuti fermare. il crapone, che a roma ci arrivò in treno, comodamente, poteva anche evitare il disturbo di partire. oppure sarebbe l'avrebbero fatto tornare indietro.
invece il re nano, pusillanime, non diede l'ordine. un'onta che - giustamente - non gli si sarebbe mai levata di dosso. sarebbe bastato un poco di risolutezza. e probabilmente ci si sarebbe risparmiati il ventennio, la dittatura, l'abominio delle leggi razziali, forse anche la guerra per come è stata la seconda guerra mondiale. re nano vigliacco.

la storia, ovvio, non si fa con i se. però ho pensato a questo.
perché ho accompagnato questo parallelo alle mie buchette. un rapporto di parecchie centinaia di milioni (la storia, tragica) a uno (me medesimo). forse un parallelo da grandissima cacata fuori dalla tazza.
però ho pensato che ultimamente

sono titillato in una sorta di autonarrazione di nevrosi, di ossessioni, di inadeguatezze. di cose che una si direbbe anche: ma che cazzo, questo è da soccorrere, mica da accoppiare. e ci sono momenti in cui mi chiedo se riuscirò, veramente, a mettermele un po' alle spalle. perché alcuni atteggiamenti sono così da mo. però ho la netta sensazione che fino a non molto tempo fa la pregnanza esistenziale era ben altra. poi sì, piccolo dettaglio, il conto era incapiente. ero tornato a farmi mantenere da matreme. però, cristosanto, io mi sentivo meno appannato. veramente un'altra persona.
però vivo però questa specie di ambivalenza.
che alcuni di questi blocchi. di nuovo, queste nevrosi, queste ossessioni queste istanze da caso umano, in realtà ora me li sto molto racconanto, perché sono [mi] molto chiari, individuati, accerchiati. [io] me ne rendo conto [di loro]. sono lì. ed è come se quella facile evidenza mi aiutasse all'idea che sbrammm, li si può domare. poi, cazzo, è vero. ne ho talmente contezza che li metto come costituivi portanti del mio essere. poi altro che fare sogni da gluuuump [saliva inghiottita con tensione] da parte di odg.
è come se da una parte mi sentissi quasi oltre il climax. anzi, forse intravvedo il climax discendente. ma dall'altra parte vivo anche la paura di non riuscire più ad uscirne. e che le cose non torneranno a risplendere [almeno] un poco di più. tipo prima. ma con un conto corrente capiente. qualche consapevolezza lavorativa in più [là dentro sono - anche - stimato, forse anche un filo di più di quello di cui mi renda effettivamente conto. e so che la stima non dipende quasi per nulla dalle mie abilità tecniche. che da una parte non è che siano così necessarie, in proporzione a quello che potrei fare, né quanto mi fotta, effettivamente, di usarle]. un po' dispero, sul ritorno di un qualcosa di shining [nel senso di brillante e luccicante]. mi ci aggrappo razionalmente. so che le cose potrebbero cambiare. ma lo so in maniera, appunto, razionale. non lo sento come qualcosa che mi strizza le vestigia emozionali. lo sento di testa. non lo percepisco di cuore o di pancia. tipo quella volta, una volta, ma sono davvero molti anni fa, che provai a pensarmi innamorato di una fanciulla in questo modo. avevo anche scelto la canzone colonna sonora. "baci da pompei" [che passi il segno della piena, su questo cuore su questa schiena, che si addormentino gli amanti all'ombra del vulcano [in effetti il principe ha scritto di meglio]]. tutta roba di testa, niente di pancia [o pisello] a proposito di nevrosi da uno che non era del tutto sul pezzo. che si è [auto]sminchiato un bel tocco di esistenza in taluni ambiti. però ora è come se fossero decisamente un po' altro.
insomma.
forse è climax discendente.
però un po' la paura di finire in una specie di pozzo. che magari non è nemmeno così alto. però l'idea di non riuscire ad uscirne.
forse invece manca tanto così. un po' di risolutezza. ed i cavalli di frisia per alcuni pensieri [quelli che si fanno convnzioni. e le cose diventano complicate e pesanti. ma tutto è solo un pensiero].
fermarli.
e a culo tutto il resto.
niente paura.

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