Saturday, October 8, 2016

piccola psicopippa sull'amore/2.2 [ma lei c'entra qualcosa? i film e i trip. ma si ha controllo solo sulla prima mail...]

[qui è quando vidi lei].

in effetti il tripppppe, nel senso compiuto del termine cominciò più di un anno dopo.
nel mentre andai ancora un paio di volte tra il pubblico della trasmissione. ed ogni volta la guardavo muoversi sicura e bellissima in quel guazzabuglio ordinatissimo. è pazzesco cosa accade in uno studio tivvvù. c'è un momento dove tutti calcano la scena: truccatori, operatori di camera, assistenti, autori [tipo lei], venditori di noccioline, tecnici audio, gente con un sacco di cose elettroniche attaccate, cartomanti, visagistadelledive, il divo, certuni che si muovono come se quella fosse tutta roba loro. poi ad un certo punto spariscono tutti, si svuota la scena e rimane il conduttore con il suo sorriso di plastica. roba da rimanere basiti per come riescano a non scontrarsi fra di loro, o calpestarsi i piedi, o inciampare nei cavi mentre eseguono questa ritirata in sincrono. e si può andare in onda.

vabbhe.

il tripppppppe. dicevo. cominciò un anno dopo. stavo raccongliendo le foglie di novembre, dopo che furono state come d'autunno. in quel momento mi sovvenne che avrei potuto o dovuto conoscerla. perché era una donna che trovavo bellissima. faceva un lavoro interessante, cuore pensante di una trasmissione tra le più interessanti. quindi doveva essere anche lei interessante. un nesso causale che a mente fredda fa venire un po' i brividi. per, allora, decisi così per un mics di sensazioni emozional-sentimentali corroborate da un sostanziale distacco dalla realtà. solo che allora mi crogiolavo lisergicamente nelle sensazioni e non capivo quanto stessi distaccandomi. o meglio: ne avevo la vaga percezione, me non mi curavo troppo delle possibili conseguenze.

insomma. era deciso. l'avrei conosciuta. avevo il suo gancio feisbucchiano. bastava mandarle un messaggio. già. il messaggio. cosa avrei potuto scriverle? cominciai ad elaborare versioni variegate. era un bel modo per prendere tempo. e nell'altro tempo coinvolgere in questa macchinazione pezzottata qualche conoscente. nel senso che cominciai a raccontare di quel che avrei voluto fare, introducendo il personaggio che tanto mi aveva colpito e che desideravo conoscere. proabilmente da una qualche parte dei recessi della mente intuivo era una nevrotica minchiata. al di qua del raziocinato ne intuivo l'aspetto - quanto meno - sui generis. però me lo giustificavo pensando che, sì, insomma, era un eccesso di fantasia, ma quando la fantasia va al potere sai che figata! scrissi dei post per smascherare il mio ordito. era il blogggghe precedente questo. ogni tanto la storia di questa da conoscere mi ispirava financo le psicopippe di blog.libero.it/odisseando. coinvolsi qualcuno, forse, perché poco consciamente pensavo che qualcuno tra questi qualcuno mi dicesse: è una minchiata, niente di pericoloso, neh? ma minchiata rimane. e invece quei qualcuno non mi distrassero mai dal proposito. o perché risultavo illusorisamente credibile. o perché chi gliela faceva fare nel portarmi alla realtà? avrei smoccolato o solo abbozzato. e non avrei ascoltato e comunque bastava ci picchiassi il naso. ma in fondo va bene così. perché il naso dovevo picchiarcelo da me. e curarmi l'epistassi.

già. perché poi, dopo più di un mese di reticenze, variazioni sul tema del fondamentale primo messaggio, divinazioni razionaliste-scettiche del momento o della combinazione simbolica di eventi per trovare l'attimo più propizio: pigiai sul fottutissimo tasto send [ci ho il feisbuch in inglese]. fu di sera tardi. mentre rincasavo e decidevo che era il momento di farlo ricordo cumuli di neve sporca, ai bordi di viale gramsci a sesto san giovanni. che canticchiavo 'ho visto nina volare' [prima che metta neve]. era tutto un mood piuttosto cupo e un po' da condannato che va a scontar la sua pena. ed in piena contraddizione scrissi quel fottutissimo messaggio: l'ultima propaggine di ciò che mi era possibile controllare.

dopo, il bagno di realtà.

già. perché in realtà il tripppppe prevedeva anche una sorta di sceneggiatura. perché qualcosa sarebbe dovuta o avrebbe potuto succedere dopo quel fottutissimo tasto send. era il bagno di realtà. appunto. perché la cosa si sarebbe acclarata pure a lei. fino all'attimo prima di quel fottutissimo send era un tutto un volume considerevole di matasse fastasioseggianti mie. più qualche post scritto e qualche amico coinvolto e un po' sfrancicato [oltre eventualmente i suoi coglioncini] dalla mia surrealistica impresa nevrotica. dopo il fottutissimo tasto anche l'autrice del programma che mitizzavo, quella bellissima rappresentante dell'acqua e sapone, con i suoi occhiali, il suo quadernone da usare a mo' di scudo, il sul cellulare appeso al collo con l'apposita cordicella ne sarebbe stata coinvolta. pochi percentili rispetto a tutto il construtto che mi ero fabbricato prima di quel fottutissimo send. avrebbe continuato ad osservare il pubblico seduto in attesa nello stesso modo. forse, per una piccola increspatura del vagolare dei pensieri, le sarebbe anche sovvenuto che ce n'era stato uno che, da un punto lontanissimo del suo mondo, l'aveva contattata. avrei potuto esser lì la puntata precedente, dal suo punto di vista. probabilmente il pensiero più lineare, semplice, diretto. da che ne sapeva lei c'era voluto un pezzettino di sbattimento a scoprir come si chiamava ed abbozzare un messaggio e premere il tasto invia [magari lei ha il feisbuch in italiano]. ma tutto iniziava e finiva lì. poco o nessun iato tra la curiosità di quella cosa, magari sui generis: un messaggio di uno del pubblico della volta precedente e la lieve e veloce sensazione di leggerlo, magari farci un mezzo sorriso sopra, e poi proseguire nella sua realtà. camminarla senza nemmeno farsi sfiorar dal dubbio che la sua, di realtà, potesse mai essere nemmeno impercettibilmente deviata. tanto meno lontanamente immaginare lo iato che invece scorticava me: tutti gli artefatti nevrotici cubati in quelle settimane e l'attesa di un qualcosa che poggiava il suo fulcro sopra un terreno simbolico, consistente come zucchero filato. che di dolce non aveva proprio nulla.

il trippppppe divaricava. il mio turbinio, che si era un po' fatto loop, e l'inconsapevole levità di una ragazza che teneva il suo quadernone a mo' di scudo protettivo e che ignorava tutto il [mio] resto. e per fortuna, del resto. come se lei, in fondo, non c'entrasse praticamente nulla. se non la piccola causa prima - inconsapevole ovvio - tipo il sassolino scalciato che rotola, e poi viene giù la valanga. anche questa distonica proporzione era trippppppe.

era bastato quel fottutissimo send. per quanto ci fosse voluto un sacco prima di arrivarci. aveva unito il lanosissimo sgorbio dei miei puntini, che sembravano una nebulosa, al suo. tecnicamente è lì che si è creato una specie di legame, di contatto, dopo tutto il mio maremagnum di peregrinazioni fantasiose. per quell'attimo è tornata a c'entrare anche lei: per il resto fuori dai giochi, visto che giocavo a svariegati solitari.

e soprattutto, quel fottutissimo tasto, era il punto apicale di tutto quello che potevo tenere sotto controllo nel mio inventarmi svariate realtà future. un discreto numero avrebbero potuto propagarsi da quel momento. avevo solo facoltà di decidere cosa scrivere in quel fottutissimo messaggio. dopo il send poi sarebbe venuta la realtà delle cose. io le avevo solo immaginate, e nemmeno tutte, ovvio. e per ciascuna c'erano dialoghi immaginifici. che davano il contributo interlocutorio ai miei film, per quanto brevi che se li avessi anche allungati e allargati allora sì che uscivo dalla nevrosi ed entravo nella psicoticità.

il fottuto tasto e lei, un soffio lieve nella sua vita, ed era coinvolta, anche solo l'attimo di un respiro. il fottuto send ed ero di fronte la realtà: la cosa che non avrei potuto controllare ossessivamente come le parole - limate, ripensate, ri-organizzate - di quel coacervo di messaggio. tutto si raggrumava su quel fottuto tasto send. click.

tecnicamente poi, tra le altre cose, lei rispose anche.

[ma per questo, e per quello che avrei ripetuto anni dopo, ci vuole un altro post].

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