Wednesday, October 19, 2016

dialoghi immaginificamente lievi, oltre che belli

- ti ho raccontato di mia sorella?
- sì. cioè, no. che ha fatto in questi due anni?
- si è laureata. ha fatto il concorso per la specialità. diventerà un fisico esperto di quark esotici: il laringmuone e l'otorione(+).
- accidenti! come dicono i ragazzi d'oggi: tanta roba!
- già.
- sei contento?
- per lei sì, ovvio. e sono contento che sia proprio lei a togliermi qualche piccola illusione.
- tipo?
- che il più figo, il più intelligente, quello più capace ero io. alla fine si è dimostrata lei quella più avanti, più capace.
- uhm...
- ...
- anche dal punto di vista dell'intelligenza emotiva, sociale, empatica?
- ...
- su. su. lo sai benissimo di essere passi avanti rispetto la media campanosa delle altre persone. chissà fossi stata donna quanto più oltre avresti potuto essere. probabilmente avrei perso la testa. mi sarei ribaltato un po' dentro.
- uhm. sì. forse hai ragione. da quel punto di vista forse sono più bravo io. ma è poca roba.
- non sono convinto. non foss'altro per quanto mi renda sempre più conto di come sia importante proprio quel tipo di intelligenza. non vorrei fare classifiche, ma faccio fatica a pensare qualcuno di più abile di te, da questo punto di vista. e penso di essere molto esigente. forse ancora di più che con le donne, quelle per cui vale pena perdere la testa, dico.
- grazie. sai che detto da te mi fa piacerissimo. in un'altra vita avremmo potuto innamorarci.
- beh, senza scomodare queste emozioni funzionali alla riproduzione... avremmo potuto viverci il mutuo ribaltamento.
- magari ci saremmo trovati delusi l'uno dell'altro. non trovare sopportabile i difetti. io, ad esempio, ne ho di alcuni che non immagini.
- credo di intuirli. e credo ci sia qualcosa che ho notato, ritrovandoti dopo tutto questo tempo.
- cosa?
- mettiamola così: quell'intelligenza di cui parlavo prima, è come se producesse tanto, tanto, tanto, materiale intepretativo dell'altro, del contesto. mi segui?
- non capisco...
- è come se tu fossi in grado di percepire una quantità enorme di sollecitazione emozionali, percettive, empatiche. e tutto quella montagna di informazioni dovessero essere elaborate, interpetate, anche non del tutto consciamente. macinate. ecco, secondo me produci un sacco di materiale lavorato. e questo rischia di appesantire, di rendere meno lieve il tutto. come se per sostenere  quell'ammasso dovessi dimostrarti più teso e capace e pronto di sostenerlo. e questo rischia di farti sembrare più umbratile di quel che invece sei.
- credo di cominciare a capire...
- dovresti sfrondare, eliminare, e rendere tutto più leggero. ecco: dovresti conquistare levità.
- interessante. e come si fa?
- sei abbastanza intelligente e capace per scoprirlo nel profondo da solo. però, ad esempio, mi verrebbe da suggerirti che far propria l'arte dell'autoironia può aiutare. e molto.
- già. io non sono autoironico, ve'?
- diciamo che conosco gente che lo è di più. però, se ci pensi, è un modo per sgravarsi dal peso di prendersi troppo sul serio. la seriosità non ha mai prodotto niente di buono, incista le persone a sostenere dei carichi inutili. ci pensa già la vita ad essere complessa. scarichiamoci le spalle di fardelli inutili.
- levità per autoironia. faccio un po' fatica a pensare a come.
- beh. quella cosa lì poi viene. credo sia anche una specie di conquista dell'età. quando in fondo smetti di esser costretto di dimostrare qualcosa al mondo. non serve più di tanto centrarsi, cercare una struttura d'essere. e se ce l'hai e ti è chiara: puoi anche divertirti a decostruirla in parte. sorridendoci sopra con intelligenza.
- l'ironia come forma elegante e raffinata di intelligenza. non ricordo dove devo averla letta. però non è facile.
- no. però, ad esempio, se prendi coscienza delle tue nevrosi è un modo interessante per smontarne la presa, il peso: ironizzandoci sopra.
- e come le scopro le nevrosi?
- ci vuole qualcuno che ti dia una mano in questo.
- peraltro è una delle cose che stavo pensando di cominciare a fare, ma non per diventare autoironico. cioè: non fino a questo momento.
- tu ti fai dare un mano. e tutto lo scarto che via via si distacca da te puoi sminuzzarlo con un sorriso lieve sulle labbra. e se, comunque, percepisci appena il desiderio di cominciare a farti dare una mano da qualcuno: non aspettare. fallo. non perdere tempo. ogni giorno che passi con il fardello di una zavorra, è un giorno in più di fatica. con poca, meno autorinia.
- ...
- ...
- ci penserò.
- no. fallo. pensaci quando comincerai a smontare. vedrai che comincerai a ridacchiare: autoironicamente.
- bene. ordiniamo?
- occhei. tu che prendi?
- una cioccolata. senza panna.

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