Sunday, September 4, 2016

piccola psicopippa sull'amore/1 [lei ed io? o è solo il mio sistema endocrino?]

se la serenità mi si avvince ogni tanto mi parte qualche psicopippa che supera l'orizzonte del mio ombelico.
tipo una cosa sull'amore. nel senso del sentimento che fa rima con cuore. robetta da nulla, peraltro non particolarmente originale. se ne parla da qualche millennio, in tutti i modi e modalità. ne avran ben tirato fuori una sintesi finale, no? che mi ci metto anch'io? seppure in millimiliardesimi, ovvio.

peraltro psicopippa non del tutto srotolata. intanto comincio a scivere.

il tutto è partito da un fatto potenzialmente esperito, ipotetico, che non è in essere. che forse è solo una specie di reazione anticausale dal punto di vista endocrino: ossitocina, dopamina, serotonina a palla, tutte e tre. cosa [mi] succederebbe se finissi come da accezione anglofona fall in love. che quelli son pragmatici: si casca nelle braccia dell'ammmmmmmmmmore. che dovrebbe essere un po' lasciarsi andare nell'altro. che mi si pittura nella testa l'idea di un lanciarsi più o meno senza rete sotto, però quanto meno dovrebbe esserci l'altro.

già, l'altro.

ho immaginato di come quel cocktail endocrino, con quel mics di neurorecettori, fosse così legato all'altro, specificatamente quell'altro. l'altra persona, quella che rende sensato e senziente quell'irrazionale desiderio di andare ed agire. a me si delinerebbe con una donna, compatibilmente con i miei gusti sessuali. donna, quindi. per quanto potrebbero essere un po', che attivano chissà quali centri della mia testolina. ed io mi sento sciogliere in sollucchero, anche se solo figurato. non so perché solo alcune e non altre. ed in fondo mi interessa capirlo fino ad un certo punto. anzi, chi se ne fotte [non nel senso figurato. anche perché con costoro, con una donna di questa categoria ci farei l'amore. che un fio alla distinzione tra il fottere e il fare l'amore non può non esserci in un post sull'amore, che fa rima con cuore. per quanto cinico e razionalista scettico sia].

insomma, l'altra.

e mi immaginavo di esser lì con costei, così come di entrarci in una sinestesica comunanza di sensazioni, verosimilmente belle, solluccherose, piacevoli. come se, per alcuni momenti, non esistesse null'altro che lei, l'altra. come se quella tensione a lasciarsi andare, il volo senza rete, fall in love, fosse la cosa più inevitabile. [cazzo: guarda che casino combinerebbero quelle tre -ine, sostanze secrete, a trovarsi a pensare all'altra - condizionale, che l'altra non è solo ipotetica]

già. ma poi mi son chiesto, spietatamente: quale altra? o meglio: è l'altra o il riflesso dell'altra, se non addirittura la sua effige, che poi vorrebbe dire la sua mitizzazione?
e quindi ho avuto la strana sensazione - stavo guidando, avevo appena portato in discarica una cucina vecchia - di come si coinvolga o si travolga l'altro in qualcosa che poi è strettamente personale, privato, intimo. come intimo è il mio sistema endocrino, no? quindi ho intravisto uno iato. come se da una parte si pensasse all'altro come causa e fine. e in quel fine metterci una specie di senso, importante. ma soprattutto elemento trainante, generatore. mentre dall'altra, forse in realtà è una specie di elemento passivo, subisce, credo in maniera del tutto involontaria. io - nell'ipotesi - mi sento così coinvolto e con il cuore che accellera quando la penso. mentre in realtà non è che il mio sistema endocrino. penso che causa e fine sia lei. però potrebbe essere anche un'altra lei, in un altro momento, in un altro contesto. e quindi, se tanto mi dà tanto - o per inferenza - non è che quella cosa lì è affare sostanzialmente privato? e l'altro ne è coinvolto, seppure a suo malgrado?

e qui mi fermo. che il ragionamento è contorto. ma prosegue, ovvio...

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