Tuesday, May 24, 2016

l'amico daniele e l'ennesimo fidanzamento [post con finale un po' triste [è che molto lungo, ahimè]]

quando l'amico daniele si fidanzò per la prima volta - seriamente - ci rimasi un po' male.
qualche chiarimento è d'obbligo. quanto meno sull'amico daniele.
l'amico daniele ed io siamo coetanei. è l'amico di più vecchia data. stessa hometown, abbiamo fatto l'asilo assieme. poi basta, nel senso di basta assieme. elementari, sezioni diverse. medie: lui a studiar tedesco, io inglese [ora lui le parla bene entrambe, io ho perso l'inglese]. superiori fuori dall'hometown: lui geometra, io perito - spesso si faceva autostop assieme il venerdì, quando mi raccontava delle mirabolanterie della scienza delle costruzioni. infine, a chiudere il giro, due politecnici diversi: lui quello di torino, io quello di milano. risultati? ora lui ingengere sul pezzo e pregno di esserlo, io ho pregno della consapevolezza di aver sbagliato facoltà.
a quindicianni volevamo cambiare il mondo. lui però [non che questo inficiasse la missione che si aveva] ci ha messo più tempo a radersi i primi peletti sopra le labbra, tanto che una volta sulla  corriera, mentre si andava verso la scuola, pensai: cazzo, antiestetici quei baffi ormai acclarati, tagliali. eravamo piuttosto sui generis. lui però di più. a ragazze stesse performance: solo che a me davano il duedipicche, lui manco sembrava pensarci alle femmine. l'argomento era semplicemente tabù, quando provavo ad intavolare il discorso. per il resto si era quelli che bevono il latte la sera di sabato grasso e non si faceva quasi niente di quello che fanno i quindicenni - lui nemmeno a pallone giocava. insomma, tecnicamente degli anticonformisti senza piuttosto averlo deciso o, a seconda dei punti di vista, degli sfigati brufolosi decisamente maschi non alpha-dominanti. convinti frequentatori oratoriani, ovvio.
poi ci si perse di vista per un po' di anni.
un po' perché lui se ne stava a torino, piuttosto stabilmente, io invece a milano con ritorni all'ovile uterino-oratoriano ogni uichend. ma soprattutto perché lui passò quasi dall'idea di farsi prete - alla fine del primo quadrimestre della quinta superiore - all'ateismo, poco prima della maturità - che notoriamente è alla fine del secondo quadrimestre della quinta superiore. io, a quei tempi, non potei tollerare una scelta simile, considerandola quasi un tradimento verso di me [che stupido arrogantello invasato ero].
quindi studiammo per i fatti nostri, ci laureammo, serviziocivilizzammo e più o meno all'improvviso ci re-incontrammo. lui era al paesello, nell'azienda di famiglia. soprattutto io lo avevo raggiunto nella scelta agnostica.
e si cominciava a parlare di femmine. io nel frattempo avevo compulsivizzato nevroticamente il farmi dare il duedipicche. seppi che lui se n'era andato in treno appositamente a göteborg a portare una rosa ad una fanciulla. arrivato colà, lei, oltre la rosa, forse vide la cosa come po' troppo sui generis: non so che fine fece quell'omaggio con le sue spine, lui se ne tornò piuttosto mesto. insomma: si continuava ad essere due maschi non propriamente alpha-dominanti.
però una sera di inizio estate, con sfondo il golfo borromeo e - mi par di ricordare - sul palco gNentepopòdimeno che B.B. King, lo vidi abbracciato con una donna. e la cosa mi fece molto stranito: come qualcosa che ti aspetti di trovare oltre l'orizzonte degli eventi di una singolarità. anche perché pareva un abbraccio, diciamo, che percepivo artefatto, tipo un gesto atletico che non è [ancora] nelle corde. come se ancora mancassero i circuiti neuronali consolidati a farlo apparire un qualcosa di naturale, esperito e dominato. tipo ligabue quando prova a far qualcosa alla chitarra che non siano i tre accordi delle sue canzoni.
di quella donna si vociferava, nella locale sezione della CRI, fosse una non capace di sentirsi sazia quand'anche i più importanti appetiti di giovani aitanti potevano dirsi soddisfatti. graziosa, morbidosamente più in carne che meno. simpatica neh?, ecco, però, non aveva come dote principale quella di esser un fiume in piena in termini di cultura, rapidità di ragionamento, profondità di analisi. con lei durò poco. non so se lui si trovò poco coinvolto per la storia del ragionamento e similari, o se perché anche lui sazio e contestualmente prosciugato. conoscendo l'intelligenza dell'amico daniele - in maniera diretta - ed avendo intuito - per inferenza logica da mezze frasi - della sua potenza con parecchio controllo [non invidio quasi mai nessuno. lui - in alcuni ambiti - è il quasi], propenderei per la prima ipotesi.

però poi, appunto, accadde. la prima fidanzata vera. fu all'inizio di autunno di un anno strano. in cui scoprii che tutto sommato qualche concessione edonistica me la potevo pur concedere. e soprattutto corroborata con il fatto di condividerla con il mio amico, assieme al quale mi attendevano viaggi che son parte della meta, esperienze, scoperte. tutte cose scoppiettantemente interessanti. che avremmo vissuto un po' assieme. o sulla sua nuova moto guzzi california [usata], o con il gtv alfa che stavo andando ad acquistare [usato].
invece venni a sapere che si era fidanzato. era arrivata una da torino che, quasi metodicamente, aveva pianificato la sua salita alle baite per saltargli addosso. così fece quella notte, e lui non si scansò. per inciso salì alle baite con un amico ed un'amica. io li raggiunsi a cose già fatte, per quanto non ne seppi nulla per qualche giorno ancora. ovviamente a me sfrucugliò l'ormone l'amica, una delle ragazze con meno seno abbia mai conosciuto. naturalmente lei mi rimbalzò da lì a poco. seppi per vie traverse che era cosa che era solito fare piuttosto raramente: rimbalzare un maschio, intendo. fui il raramente, appunto. ma magari su questo ci scrivo un altro post.

insomma, ricordo la sensazione di solitaria botta di gelosia che mi pervase. con immediato il contraccolpo di una tristezza molto saudade, che guarda con struggimento e rassegnazione il tramonto, quando ormai l'autunno ha preso possesso delle temperature. è un sole che non scalda più e che ti anticipa beffardo quel che sarà nel lungo inverno che viene.
gli mandai un sms di autocommiserevole lamentatatia, mascherata da autoironia, in cui gli ricordavo dei viaggi che ci saremmo potuti fare assieme. lui rispose con "accatta il gitivì, che l'europa ci attende".

io accattai il gitivì. però l'europa rimase in attesa. ed il gitivì mi servì prevalentemente per viaggiare da milano alla hometown, e viceversa.

lui visse la più importante storia che al momento ricorda - ultimissima a parte, ovvio. durò poco più di tre anni. mi disse che si erano mollati mentre tornavamo da un carnevale in svizzera: dal bere il latte all'andare a suonare con le bande preposte per.

ce ne sono state altre due - ultimissima a parte, ovvio.

con la seconda mi trovai subito a mio agio - ad interloquirci, ovvio. brava ragazza, generosa. non erano fatti semplicemente l'uno per l'altro. e forse ricordava, dal punto di vista della velocità di ragionamento, quell'altra morbidosa. lui se ne accorse probabilmente subito. trascinò parecchio la cosa. io nel mentre ebbi la possibilità di vedere le isole eolie due anni di seguito [generosa, era generosa].

con la terza son finito a manifestare un'antipatia conclamata - reciproca - come con poche altre persone mi sia mai capitato. roba che verrebbe da complimentarsi per la caratura del risultato [c'è amara ironia, ovvio]. roba da fastidio solo al pensarla. lei, un misto di percezione del sé iperbolica, mediocrità, chiacchiere e distintivo, supponenza e - che non guasta - discreto rigetto estetico [che poi, inutile dirlo, sconta il banalissimo fatto che se una ti sta sui coglioni, e che avvenente non è, ti sembrerà oltremodo [più] brutta].

ecco. tutto questo pippone di post perché di nuovo l'amico daniele pare essersi ri-fidanzato. pare che la selezione sia stata serrata, non mi meraviglierei pensare pure turbolenta. verosimilmente con passaggi profondamente biblici - mica l'ha perso il controllo della sua potenza.

a dirla tutta, quando mi annunciò si fosse sfidanzato con l'altra - [anche] con il mio prosit di giubilo - mi fece capire fosse già dannatamente in azione. lo guardai un po' invidioso, un po' perplesso, un po' rassegnato. e comunque specchiandomi nel dubbio: ma com'è che lui esce un po' titubato da una storia, vuol già infilarsi [figurativamente] in un'altra e non mi stupirei si stia già infilando [meno figurativamente], mentre io mi illudo di volerlo, tutto sommato mi ci infilerei pure io [a partire dalla versione meno figurata], ma a tutti gli effetti non lo faccio?
Com'è che a lui riesce tutto così fluido, nel maremagnum dei suoi millemilaimpegni, quasi a colpo sicuro, che è deciso di andar a costruire per qualcosa che si proietti nel medio-lungo periodo. ed io non riesco a schiodarmi da questa situazione asfittica, dove vivo con l'orizzonte di svangare la settimana?
cosa mi manca [oltre la potenza controllata, intendo]?

la vocina coachica mi ha dato la sua versione: semplice, schietta, lineare. non è così perché a tutti gli effetti non lo desidero, non è esattamente quello cui sto aspirando.

forse non c'è mica solo questo. anche perché altrimenti ci sarei già arrivato pure io. ed il fatto è che a 'sto punto di questo post senza avere la risposta, posto ne esista solo una.
forse ho paura.
forse desiderei la donna che mi prosciughi, e pure quella che lo faccia intellettivamente. quella per cui perdere la testa. quella che mi lasci gli spazi di solitudine, che tanto ho faticato ad imparare ad apprezzare. quella che riempia quegli spazi, quando un abbraccio è una cosa che salva la vita o le da senso, seppur solo in quel momento. quella angelicata e quella zoccola nel talamo. quella che sopporti i miei difetti e quella per cui non scappare per i suoi. dubito esista tutto questo in una sola donna. e soprattutto che mi compaia di fronte senza che io faccia 'sto granché per cercarla.
e forse sto cercando [anche] altro senso all'esistenza e non è detto che questo passi per una relazione: magari sì, ma magari anche no. e questa ricerca, fondamentalmente, mi distrae dall'altra metà del cielo. forse non mi sento pronto - posto che non lo sarò mai - anche nel senso di non sentirmi degno, proprio perchè sommerso dall'inquieto incedere a capire chi cazzo sono e che cazzo ci faccio qui: che sicurezza può dare un maschio lambda-dominante del genere?
cosa più o meno simboleggiata nel fatto riempia di scarabattole blog letti da due/tre affezionatissimi invece di andarmene a ballare.

davvero. non so.
di certo sospettavo che quando - a metà di aprile - l'amico daniele mi propose la vacanza estiva oscena, nel senso di farla camminando lungo un qualche percorso significativo, per un attimo mi son titillato l'idea. anche solo per il fatto di averci qualcuno con cui andarci in vacanza. ma poi ho dato un bel cinque al senso di realtà [noi, adolescenti nevrotici in corpi di ingegneri falliti, non stringiamo la mano al senso di realtà, gli si dà il cinque], e mi son fatto sovvenire che a metà estate l'amico daniele sarebbe stato tutt'altro che singol, con la necessità di aver qualcuno con cui vacanzeggiare. e difatti siamo a due terzi della primavera e il [facile] vaticinio si è realizzato.
non c'è più la fitta di quella prima volta, ovvio.
un po' perché me l'aspettavo.
anche se torno ad essere [un po'] più solo, visto che l'amico daniele convola verso lidi infilatori. ma non è la solitudine ad inquietarmi, come accadde ormai un dicreto numero di anni fa: anche perché ho imparato financo a starci a tratti bene, con la solitudine. quello che, al limite, mi perplime è tutto quello che non ho combinato per questo sacco di anni.
ed il fatto sia ancorato a quello che non cambia - anche in quell'ambito - come ineluttabile destino, o come teleologica presa per il culo.

alcuni amici dell'università dell'amico daniele [uno dei regali più belli potesse farmi, facendomeli conoscere] che hanno assistito alla sua muta lo canzonano dicendogli che ogni tanto lo preferivano  quando lui era ancora ghei [è che in fondo si è un po' tutti invidiosi dei suoi epta-orgasmi]. però visto che la transizione potenza-controllata è avvenuta allora, quando io ancora ero sopraffatto dai sensi di colpa se cedevo alla pippa liberatoria, che l'amico daniele si viva tutta questa nuova storia.
per la prima volta c'è di mezzo un'altra persona, oltre la nuova fidanzata: una bimba, piccola, e non sua, ovvio. vuoi vedere che è la volta più o meno buona? speriamo solo che lei sia un po' [tanto] meglio dell'ultima, con tutte le conseguenze che ne conseguiranno se sarà così.

io mi accontenterei già solo di questo, e che l'amico daniele sia felice quel che merita. tanto io da solo mi sa che rimango ad libitum. continuerò a cercare di capire che cazzo ci sto facendo qui e per quale cazzo di motivo. poiché la risposta non è solo una donna, figurarsi se ho abbastanza tempo o energia per una compagna [ed ora i sensi di colpa mi fanno una pippa - c'è un doppio senso, se non si era capito].

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