Thursday, March 3, 2016

il regalo dell'amico Itsoh. che peraltro era il suo di compleanno.

l'amico itsoh si è fatto un regalo. giusto qualche manciata prima di minuti prima del suo genetliaco si è messo alla sua bella tastiera di piccì, ed ha pubblicato questo.

che poi è il senso dell'esserci, che siamo per un buffo del destino, ci si arrovella per [a volte] nonnulla, e poi le tragedie scorrono accanto ai nostri apericena. accanto nel senso dello stesso attimo. immanentemente nel nostro presente di questa cosa che è il tredimarzoduemilasedici. [auguri itsoh]. anche se possiamo tenerlo talmente lontano dalla nostra testa e dal nostro psicopipponeggiare che, appunto, non esistano.

mi è tornato in mente stamani il post dell'amico itsoh. mentre leggevo il reportage sullo iato della vita a damasco e la sua prima periferia. un paese che ha diecimilioni [diconsidiecimilioni] di profughi. un esodo altro che biblico. lo leggevo e nel contenpo ripensavo al post mentre l'openspeis si riempiva di nerdosissimi tecnici popolandosi del ciarlare della partita di ieri sera. tutte nerdosissime esistenze di tecnici ingrifati di cose che mi lasciano indifferente, buffi del destino pure loro. banali, se messi a confronto di quello che succede per quelle altre persone. come peraltro banale pure la mia, per quanto non mi venisse di ciarlare della partita di ieri sera e leggessi quel reportage. buffetto del destino, al limite un po' più psicopippinoco, ma nemmeno troppo diversa da quello dei nerdosissimi. che magari pure qualcuno tra questi, stamani, avessero letto il post di itsoh, un qualche pensiero un po' immanente l'avrebbero buttato al buffo del destino che ci ha fatto nascere qui, qualche tempo fa. senza scomodare la trascendenza o cose simili. no. tutto molto più semplice. a partire dal fatto siamo tutta umanità. e che salvare l'umanità non dovrebbe aver prezzo. figurarsi quei miseri 700milioni di eurI con cui si finanzia l'emergenza e quel che viene dopo. fanno nemmeno due eurI a testa tutto il continente.

peraltro possiamo aggiungere poco. anche in termini, fattivi, di cos'altro possiamo fare?

pensarci. tenerlo nel nostro immanente. è per un buffetto del destino se siamo nati qui, e non là, dove la terra dove sei nato fa come se fosse anti-radice, e ti obbliga ad andartene. dove la casa è qualcosa che non è più, senza essere necessariamente una questione di muri crollati o bombardati. fugge e per certi versi è lontanissima dalla concezione delle nostre esistenze financo un po' banali, ed in fondo la meriterebbe tutta, un'esistenza un po' banale. quindi ben venga  il pungolo. tipo il regalo dell'amico itsoh. ci si abitua a pensare come essere umani, buffetti del destino, certo, ma tutti molto humankind.

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