Thursday, February 11, 2016

vibrami, vibriamo di spazio tempo

l'amico luca mi ha sollecitato la psicopippa cosmologica. che è tutto un vibrar di sensazioni che da una parte non contiamo un cazzo, nell'economia dei miliardi di anni e miliari di miliardi di miliardi [dieciallaventisette, se si perde il conto] di galassie. però è una ficata scoprir [cito] che "più evolvono le nostre tecniche di esplorazione del cielo, più avanziamo nel passato". più si guarda lontano e più si guarda indietro. è tutto un nesso [anti]casuale che si rivolge nella direzione opposta alla freccia del tempo. che poi significa quella che determina l'aumento inevitabile dell'entropia. che poi significa che ho le rughe anche quando non sorrido [e nel dubbio, non sorrido, e la facciamo finita così], oltre che i peletti bianchi della barba: questo nonostante non conti un cazzo nell'economia del cosmo. io e tutti gli altri, ovvio, non è una questione di calimerismo.

comunque.

a me 'sta cosa delle onde gravitazionali mi ha titillato la fantasia assaie. un po' perché son più sicumeriche degli oroscopi, nel senso di influenze da corpi celesti. anche se propriamente non costellazioni tutto sommato vicine, ma buchi neri a una miliardata di anni luce. il fatto che noi si vibri ed il nostro spazio tempo si allontani e/o si avvicini, come un tremolio appena percepito: ma cazzo, a causa di una cosa che se ne sta a 9.46dieciallaventuno chilometri, avvenuta 30dieciallaquindici secondi fa [cazzarola, in tutto 'sto tempo, quanti post psicopipponici potrebbero venir fuori, e chissà quante zompate tachiorgasmiche: non necessariamente in quest'ordine, ovvio]. e che sagacia ci sia voluta per capire che avrebbero dovuto esserci, questi battiti spaziotempici. oltre che la fantasia perversa di costruir qualcosa in grado di intercettarle, questi fremiti d'ala del concetto di spazioetempo fusi assieme. un brillamento sussurrato della tramacontinua che è ovunque che ci avvicina di un niente e di un niente ci allontana. un baluginio. una cosa simile alle lucciole che torneranno, come l'estate: per quanto non conti un cazzo nemmeno l'estate, nell'economia dell'universo, che tremula lontano, vibrando a tratti per sempre. fintanco che esisterà il sempre. [che è un concetto dinamico pure quello, a 'sto punto].

ci siamo dentro. vibriamo. con lo spazitempo ondeggiante. mi perdo, solo nei pensieri: con piedi e soprattutto testa che danzano, armonicamente ad avvicinarci ed allontarsi.

soprattutto, devo ricordarmi di metterci dentro un po' di tabacco prima di rollare... [che poi è vibrazione ripiegata su se medesima, come un collasso puntual-circolare dello spaziotempo].

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