Monday, December 7, 2015

santambroeus de noartri

ho festeggiato con garrulità questo sant'ambroeus. forse per la prima volta nella mia vita.

di certo erano anni che non sentivo un qualcosa che si approssimasse ad un senso di appartenenza, o quelle cose lì.

mi hanno canzonato, bonariamente ovvio, per questo. dal "le tue radici sono da un'altra parte" a "te che stai ove ogni cosa accade". è vero, vengo da un'altra parte - ma poi nemmeno troppo così lontano, per una serie di incroci delle storie e culture di un territorio, e le combinazioni delle storie delle singole persone. è vero, credersi migliori di altri rischia di generare un provincialissimo ammirarsi l'ombelico.

resta il fatto che oggi, 7 dicembre santambroeus del duemilaquindici, in questo preciso momento storico del mio dubbiosissimo divenire, è qui che sto provando un coacervo di sensazioni, appunto, di appartenenza. una specie di alleanza logistica tra il mio provar a incespicare sempre di meno e questa città, che poi significa culture, proposte, suggestioni, stimoli, possibilità, titillamenti, profferte.

non ci sono valori assoluti, o istanze un po' tronfie. è una combinazione di congiunture, tra cui la mia, di oggi, che dopo anni decisamente azzoppati mi pare di riprendermi - timidamente - in mano un bandolo matassoso. lo sto facendo qui, forse per caso, forse per abilità di riuscir a combinarmi con quello che mette a disposizione. e lo sto facendo ora. con ben presente lo iato di cos'era solo un anno fa. lo smarrimento di dieci anni fa. il tutt'altro che tentai quindici anni orsono.

non so cosa sarà tra un anno. forse me ne sarò andato sbattendo la porta e maledicendo il casino, lo smog, il cielo bigio d'inverno e quello lattiginoso d'estate. cosa che peraltro hanno fatto non molto tempo fa persone così a me [zavorramente] vicine.

però so che ora va così. diversamente come me l'ero immaginato. a partire da quell'intuizione e quel film - financo banale - che m'ero fatto da regazzino.

quindi oggi mi sono goduto la prima della scala. visto che si può fruire, altra offerta che basta voler cercare e cogliere. l'ho fatto alla triennale, davanti ad un maxischermo, dopo una maratona di lettura di un racconto di buzzati, ambientato alla scala. ero solo, solo come sempre, in mezzo a gente sconosciuta. ma credo tutti piuttosto [addirittura] fieri di pigliarsi quello che veniva - di nuovo - offerto.

ci deve essere la possibilità di accettare: avessi famiglia, impegni gravosi, impedimenti dei più disparati non potrei farlo, ne sono consapevole. ma poiché oggi è così me lo piglio. perché c'è qualcuno o qualcosa che - di nuovo - lo mette a disposizione.

e voglio coglierlo. con l'intuizione che forse, qui fuori, c'è qualcosa che può darmi anche altre possibilità. che magari non troverò, non incrocerò, non intercetterò. per la serie delle combinazioni di cui sopra.

però, oggi, va bene così ugualmente. finalmente [tra l'altro] appartenente a qualcosa. bastasse il simbolo, un po' scontato, dell'inaugurazione di una stagione lirica di un teatro.

me la sono goduta. fino alla fine, e tanto quanto non pensavo. si è applaudito alla fine, e non per conformismo, e forse senza nemmeno la completa cognizione che potrebbe avere un esperto [per quanto, a me, la regia è piaciuta davvero molto]. ma si è applaudito anche perchè ci si sente in questo effluvio di appartenere a qualcosa che è più grande di noi. che ognuno, a suo modo, costituisce. se lo fa con le cose belle, tanto meglio.

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