Tuesday, December 29, 2015

il faticosamente pesante 2015 (1/3)

è stato un anno faticoso. molto faticoso. se possibile ho lavorato come non mai. in taluni momenti è stato come se stessi facendo un lavoro e tre quarti. ho sacrificato serate, uichend, venezie, vallisottoilcervino, serenità. ci sono stati dei momenti in cui ho sinceramente pensato non ce l'avrei fatta. talmente nauseabondo quello che percepivo attorno.

ho lavorato, lavorato, lavorato, lavorato. non sono riuscito a cubare tante ore come il mio amico daniele. ma lui è inarrivabilmente inglobato nel suo ruolo di salvatore dell'azienda di famiglia. lavorare tanto quanto lui è quasi umanamente impossibile.

anche per questo la sua fidanzata un po' ne patisce. perché si sente sempre in una specie di posizione di rincalzo: un giorno gli dirò: o me o la ditta - mi ha annunciato in uno degli ultimi viaggi che si è fatti assieme. io ho solo pensato: non metterlo così alle strette, che se risponde: la ditta, poi devi coerentemente trarre le tue concluioni.

già la fidanzata del marmista. a proposito della fatica di quest'anno. non ne vado fiero. al momento, però, può pure starsene con la sua sicumera di essere colei che spiega agli altri come si sta al mondo. corroborata dal rapporto psichedelico con intrattiene la sua autostima.

ho vissuto alcuni sabato mattina in cui tutto mi sembrava più nero color del vino. temporanei distacchi dal concetto di speranza nel senso più lato e generale si possa intendere. probabilmente la prima reazione alla stanchezza accumulata in settimana. costipato a non poter più disporre del mio tempo, con il simbolo pigolante del badge che fa il biiiiip per farmi entrare nella bussola. e asfittico del poco tempo libero a disposizione.

ho letto libri decisamente scritti male, che mi hanno lasciato con la bocca del fruitore amara, molto amara. ho tergiversato, spesso, troppo, rimandando ben oltre il sottile confine che separa il postponimento della gratificazione  - che è pur sempre una manifestazione di intelligenza emotiva - con la nevrosi e la compulsione [auto]sottrattiva.

non ho ascoltato - ahimè - moltissima musica. troppo poco cinema, così come il teatro, così come i concerti. son cibo e bevanda per l'anima, anche se non ci credo mica poi tanto all'anima.

ho fatto decisamente troppo poco all'ammmmmore. la surroga, non ci son cazzi [c'è un doppio senso, se non si era capito] è una minchiata [altro doppio senso].

sono stato più solo di quanto avrei dovuto, talune volte. pure troppo. forse per abitudine. forse per difesa. forse per inedia: e questa cosa non mi piace.

i miei due nonnetti putativi se ne sono andati. otto mesi uno dall'altro: non che mancasse l'età, a dirla tutta. era faticoso mostrarsi più lieti e fiduciosi di quanto mi sentissi. però sentivo di doverglielo. una piccola bugia per potersi sentire confortati per interposta persona. la poltrona ed il divano rimangono vuoti. è inevitabile, ma c'è una mancanza in più.

tipo come quando i rapporti svoltano. perché non sono comunque molto convinto debbano, necessariamente, finire.

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