Thursday, November 12, 2015

post viburnesco, o viburniano, o viburunico [sulle meraviglie del sistema morfologio-derivazionale]

scrivere un post per la vibù fa un po' venire l'ansia da prestazione. perché in fondo uno desiderebbe far del meglio del proprio meglio. non che non siano importanti anche gli altri, e ci mancherebbe. però la vibù è la vibù e tal rimarrà sempre. qualunque cosa succeda. anche dopo il terzo caffè, per dire.

mi par di sentirla. che la storia dell'anzia da prestazione è una minchiata e che con lei non la devo provare. e so che in tutto questo lei ha perfettamente ragione. però poi ci sono le emozioni, che dopo una certa soglia non sai più contenere, e sprizzano lontane.

però appunto mi piacerebbe trovar quella stilla, con accanto il tipo di emozione che regala il veder baluginare le lucciole. tirar fuori dal cilindro quella cosa che lakovkianamente le faccia flettere un qualche termine, sfruttando i vantaggi della morfologia derivazionale. una specie di cuuuppdddeteattrrr che non t'aspetti tipo: guarda là, vvvrrrramm, esci il mazzo figurato di rose [bianche, che noi siamo atarassici]. talmente figurato che può essere una cosa del tipo il perclorato, che a dirlo così pare una cosa da due soldi, ma ci puoi scoprire l'acqua su marte.

poi è vero. ogni tanto noi due si scazza. a volte ha ragione lei. a volte ho torto io. quasi sempre c'è una specie di deriva logica, che assume i connotati più strani e fantasiosi. ora non me ne vengono in mente di precisi e circostanziati. ma dovessi dire una da iperbole logica potrebbe essere una cosa del tipo: io che mi innamoro contemporaneamente di due donne.

a volte si discute di politica, e quando non siamo del tutto d'accordo sul fine pensiero di questo o quest'altro, eminente stratega della sinistra, il disappunto che ne esce può essere, al massimo, un "bah! [nome-del-politico-che-non-ha-convinto-particolarmente-da-scegliersi-all-uopo]".

a volte ci troviamo in luoghi diversi, metaforicamente o meno. un po' perché - diciamolo, suvvia - non si intende perfettamente di logistica. quindi ci vuol peraltro poco acciocché possa accadere: basta contar male le fermate di un autobussse [al netto della deissi spaziale], oppure finire in un qualche postaccio dimmmerda perché si è sul marciapiede sbagliato della stazione, oppure che fa troppo caldo appena fuori venezia, nel bollentissimo luglio lavorativo quando manca un collega al lavoro e proprio non si riesce ad andarci [ed al netto di tutto, venezia non è in cima alla lista dei miei desiderata. sono diversamente romantico. e poi noi si continua ad essere atarassici].

in ogni caso alla vibù io voglio molto bene. e chi se ne fotte se un sistema antimeritocratico non ha [ancora] capito quanto brava è. o non abbia l'onesta di riconoscerlo appieno. io sono convinto che è solo questione di tempo. e comunque non è che gliene vorrò di più quando anche quel sistema antimeritocratico la punzonerà colla medaglietta che altresì si merita. faccio solo presente, a chi farà la punzonatura, di non approfittarne: non ditelo a nessuno ma di sottecchi una volta mi è pure parso di notare che la vibù ha due bellissimi seni. ma in quanto atarassici la mia è una considerazione meramente estetica, per giunta pre-raffaellitica.

la vibù sa cose di me che sanno in pochi altri. anche perché la viburna è una che rende facile questa cosa qui: sarà una questione di empatia, o giù di lì. credo che di più sappia al limite odg, ma lei la pago - odg, non la vibù. però proprio perché ne sa quasi tanto quanto odg sa anche parecchio di molto altro. e sa come combinarlo in maniera importante: con l'intelligenza, la sensibilità e la logica che la contraddistingue. a volte la logica sminchia un po', ma ci sarebbe da dire: per fortuna. tipo per come pianifica la gragnuola di bozzi - figurati - ai finti-giapponesi degli oollliuuchhenniit, è da vedere: giuringiuello.

ho spesso la sensazione che lei mi abbia dato più di quanto sia riuscito a darle io. [sempre se abbia senso chiederselo, e anche se non credo valga la spiegazione che dei due, quella intelligente, è lei]. mi sono chiesto più volte che sarebbe stata la mia esistenza senza la vibù. come quella di tutti, ovvio. non ci provo nemmeno più di tanto a immaginarmela. perché il tempo - purtroppo - è quello che rimane del poco. ed ha senso viverlo nel hic et nunc del fatto c'è. e ci sarà comunque sempre. checccchenedica il quarto - eventuale - caffè.

aggggggià. oggi peraltro è il suo genetliaco. la saggezza di aver persino più anni di me.

cosa resta da dire, per il momento, se non vibù: ti voglio molto bene.
[non rileggo e posto. con tutti i refusi del caso. poiché son tutti miei pure quelli...]

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