Monday, August 24, 2015

monologo amaramente et ignavamente immaginifico

a prenderla dal punto di vista della psicologia positiva vorrei tanto smentirmi, da qui ad un po'. e financo - magari - vergognarmi di questo post, di quelli che bisogna aver il coraggio di non cancellare, a futuro et imperituro memento.

vorrei tanto sbagliarmi. o forse essere un poco più tollerante. o le due cose assieme.

ho fatto lo scemo per non andare in guerra. preferisco passar "per l'adulto che nonostante la sua intelligenza sopra la media è così infantile" [cit].

ecco. partirei da qui. dal confondere e far di un mescio piuttosto insopportabile il comportamento con la persona.

è uno di quei fondamentali che, dal mio punto di vista, rappresentano il terreno comune, il mezzo franco, l'ambito condiviso con cui poter interloquire e confrontarsi. così come non riesco a concepire di potermi confrontare in maniera sincera e profonda con una persona per cui l'importante è dire quel che si pensa, non importa come, basta essere schiettamente sinceri. ebbene: continuo a considerare cafone e zotico voler chiarire un malinteso con una persona menando sberle [figurativamente, ovvio]. perché è come se si magnificasse una contraddizione insostenibile. e non è questione di travisar le parole: è che se si ha in testa solamente il proprio significato, fottendosene del significante nel senso più lato del termine, è come non voler prendere in considerazione l'interlocutore. la sostanza non sono solo le motivazioni o quel che si comunica, ma è anche [e forse soprattutto, per me: scontato] entrare nell'ottica che nella comunicazione c'è anche l'altro. non solo le proprie [sacrosante] ragioni.

sennò, davvero, dal mio punto di vista il confronto si sposta su altri piani, formali, forse anche un po' strutturati e non completamente trasparenti et genuini. cioè lontano da quelli per cui penso valga la pena esistere [molto altro, al momento, non mi sovviene].

è in quel tipo di rapporto e di confronto, anche più a meno cor ad cor, di cui tu non fai più parte. con te mi ci sono sottratto da un po' di tempo. da quando son rimasto per primo io amareggiato dall'incazzatura ed il livore che sei riuscita a cavarmi, e rivolgerlo verso di te. tu [naturalmente?] ti sei fermata all'epifenomeno: come si può litigare sullo svolgimento in diretta del "barbiere di siviglia"? peraltro non era nemmeno il "barbiere", ma la "traviata". e a scatenar il tutto è stato il vedermi di fronte l'approccio da chiacchiere e distintivo, da parvenù culturale. verosimilmente ci deve essere altro, di cui magari non sono del tutto conscio e di cui potrei financo non essere così fiero.

per questo ho preferito cercare di non scendere più in contraddittorio con te. pace: continua pure a porti con uscite un po' così, che trovo squadrate col falcetto mentre tu pensi siano cesellate con lo scalpellino di precisione. me ne stavo zitto e pensavo: vabbhé, finirà pure 'sto viaggio.

e tu credevi invece fosse come andar d'accordo da mimì e cocò, amicale s'intende. e quindi non potevano che essere amorevoli, di cui amorevolmente approfittare, quei viaggi, quei passaggi, che per me rappresentavano qualcosa che mi faceva risparmiare, in un momento in cui ogni euro era da spendere con attenzione: per quanto più per nevrosi mia, che per reale necessità.

ovvio che deve esserti cortocircuitato il sentimento, nel veder manifestarsi un atteggiamento per te così immotivato. per questo, dal tuo punto di vista, c'è stato il sacrosantissimo nesso causale della tua rabbia financo livorosa. non so se per la meraviglia incazzosamente inspiegabile, o per il fatto io potessi far a meno della tua compagnia: o le due cose messe assieme.

ti son mancate un po' di informazioni, è vero. si sono sovrapposte altre situazioni, del tutto a te estranee. e soprattutto non ho avuto il coraggio di dirti quanta poca sia la stima, per una serie di tanti piccoli episodi, percezioni, sensazioni che ho avuto l'arroganza di infilare in una specie di patchwork collanoso piuttosto poco piacevole.

non so quanto sia amareggiato per il fatto di provar così poca stima. per il fatto di esalare un sentimento non propriamente irreprensibile. per il fatto di nascondertelo. per il conseguente atteggiamento ignavo [infantile, secondo te]. o le cose mischiate assieme. delusione per delusione: forse preferisco farti incazzare, senza offenderti tanto quanto accadrebbe se ti raccontassi tutto.

e soprattutto non so se amareggiarmi per il fatto che, di nuovo, in fondo: non me ne fotte più di tanto. per non esalar il mio fiele piuttosto definitivo del: non me ne frega un beato cazzo.

non ne vado per nulla fiero, ovvio. e probabilmente è un altro epifenomeno di una specie di misantropizzazione, per cui sono già stato rimproverato, peraltro. e che anche per questo spero passi, prima o poi. meglio se prima di aver fatto troppi danni.

in questo momento storico, di riparar quelli creatisi tra di noi - di nuovo - mi importa piuttosto poco.

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