Sunday, April 19, 2015

eravamo in novecentocinquanta.

mi rendo conto di avere il troppo-pieno appena sopra il livello di dove galleggio or ora. quindi mi ci vuol poco, molto poco, per sbroccare, con tutto il rinculo emotivo che rifluisce.

anche per questo, da stamani, mi sento più stranito che mai.
si ribalta un barcone, annegano sette-otto-nove-cento bambine, bambini, donne, uomini, humankind insomma, e tutto ciò mi turba e mi scuote e fa alzare il livello.
non sbrocco. però c'è tutto il rinculo emotivo.
che forse non è solo di tristezza, ma anche di molta, molta incazzatura.

perché io son nato nella parte giusta di mondo.
perché se la soluzione del problema - quel tipo di immigrazione - figurarsi se io so come può essere risolta, so che la causa sono le guerre, la fame, l'ingiustizia che sta in quella parte di mondo.
perché questa volta, lontano dalle telecamere, lontano le lagrime [coccodrillesche], sarà tronfia la retorica che bisogna fare altro, che tutta l'europa deve essere coinvolta, che bisogna stabilizzare quelle regioni. per non dire l'indifferenza, o il cinismo. se non i commenti di tutti gli ignoranti, fascinati dalla narrazione di affabulatori che pur di conquistare consenso rimestano nella melma più putrida.

davvero.
io non so come si possa risolvere questa cosa qui. so che sto scrivendo un post pezzottatissimo e sgarruppato perché in questo momento voglio tenerne traccia, qui dentro.

e forse sono financo soddisfatto di esserne così scosso, al netto del mescio nevrotico che sto coaugulando.
perché che, nonostante tutto, sono molto vivo e molto vegeto. nonostante il quasi-troppo-pieno, nonostante lo sbrocco ad un amen. scosso, triste, col groppo in gola. ma vivo.
ed il minimo che posso fare, è di quello avere anche di un degnoso incazzo, non spegnere le telecamere dell'attenzione. glielo si deve, noi nati - per solo culo - nella parte del mondo.

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