Tuesday, March 3, 2015

che sia l'ennesimo post genetliaco per l'amico itsoh

che se uno scrive minchiate-postiche da parecchi anni rischia, inesorabilmente, di ripetersi.
però magari ogni tanto non scrive minchiate.
e soprattutto va bene ripetersi.
anche se poi gli auguri genetliaci sono comunque diversi ogni volta.
perché, con la vecchiaia che si scalpella un pochino di più di volta in volta, ci si ammanta del portato di un po' buon senso dovuto all'esperienza. condivisa, assaporata, letta in tutto quello che è l'altro, che è stato e che è diventato l'altro.

dell'amico itsoh ho già, appunto, scritto altre volte. ed è uno di quei compleanni che mi piace ricordare e ricordar di ricordare.

come spesso accade per le persone di cui ricordo così volentieri il genetliaco, non è che si sovrappongano completamente i rispettivi punti di vista, su svariati aspetti. però, ragionevolmente, è proprio in questi casi che arriva il soccorso irrazionale: che mi piace usar in maniera antitetica gli avverbi. che poi sarebbe il fatto che con qualcuno ti trovi con un particolare fiiiiling, senza che tutto si debba necessariamente ridurre ad un tassonomia di istanze razionali per cui quel fiiiiling c'è, sgorga. senza un cazzo di perché ragionevolizzante.

mi piace ricordare quando è comparso un pomeriggio di giugno di - ormai - 22 anni fa [cazzo, giusè, diventiamo vecchi: passato più di metà della mia vita a conoscerti]. studiavo fisica due. me lo ricordo come un pomeriggio coi nuvoloni, però col cazzo di caldo che faceva era pure piacevole. ero sul tavolo della parete cucina di portaromana57 con il mencuccini-silvestrini aperto [cazzo, l'ho prestato e me l'hanno fottuto, non è più tornato indietro. uno dei più bei libri della carriera universitaria. so anche chi è quella stronza...]. ed arrivò, il nuovo coinquilino. due minuti e mezzo dopo sapevo che c'erano buone possibilità ci saremmo empatizzati per molto tempo. quell'immagine, di quel pomeriggio, è uno dei ricordi più belli di tutta l'università.

mi ha raccontato per primo di paolini. ho contribuito a fargli diventar meno antipatico il guccio. mi ha titillato il dubbio del perché i cattolici debbano dividersi in congreghe, movimenti, ordini, per poi farsi le scarpe quando il principale - teoricamente - è lo stesso. mi ha iniziato al cinema in un certo modo. mi ha fatto scoprire quella particolarità graffiante di polemizzare con alcune situazioni, o istanze. a volte pure troppo. ha dovuto lasciar milano per dimostrare - compiutamente - quanto fosse bravo. ha scritto una mail bellissima la mattina che si è laureato. mi ha regalato ricordi bellissimi un pomeriggio a roma: lui ed io dalla parte opporta di un semaforo, dopo sette anni, ma a me pareva come se fossero passati pochi giorni [accadde 12 anni fa, come domani]. ho visto nuove zone - centrali - d'italia, ma c'è quell'elemento struggente del ricordo di quando passai a trovarlo. abbiamo allargato le conoscenze blogghiche comuni. ho fatto il fotografodiverstisssmmmant al suo matrimonio. so che su là in germania, sta facendo il culo ai tedeschi a fargli capire quanto è valido.

non mi spiego come mai sia così innamorato di renzi. e se evito di sparar checchisticamente a zero su quel matteo è, anche, per rispettar l'idea dell'amico giusè. che attendo di capire il perché, il cosa mi sfugga, e che lui ha capito. così come nutro una segreta speranza che che pria o poi - spero pria - si riavvicini lui nel giudizio su illo.

sia come sia. tutto questo è quasi financo inutile. anzi, è irriso da tutto quella gran voglia di augurargli il suo felice genetliaco.
con tutta l'ironica acutezza che lo contraddistingue.

tanti auguri giusè.

1 comment:

  1. cataratte che si sguarrano. grazie mille, corrà! un abbraccio.

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