Saturday, December 6, 2014

e scivola il sole, al di là delle dune

il puntuale ed epistemiologico michele mi ha ricordato cosa ha detto veronesi. la sua recente chiosa sulla non-esistenza diddddddio, osservando la casualità di come colpiscono e come si comportano i tumori. michele, che peraltro oggi compiva gli anni, ha usato il punto esclamativo dell'ateismo, a chiosa di un suo pensiero su di te. un pensiero che arraspa dietro di sé tanta compassione commovevole.

io metto più spesso punti di domanda alla fine del mio ragionare. e naturalmente il mio agnosticismo non mi supporta a cercare chissà qual tipo di spiegazione. e probabilmente nemmeno dovrebbe farlo.

sta di fatto che andarsene così giovani e con un terzo dell'esistenza a combattere quella cosa che ti insorgeva ovunque, non trova, come al solito, una risposta che valga la pena essere razionalizzata.

la tua malattia, così geneticamente inestirpabile, ti ha preceduta. prima di conoscerti mi dissero di quello cui eri già passata in mezzo. si percepiva una levità, che parevi trasmettere. forse per come percepivo chi me lo raccontava, forse percepito da chi me lo raccontava e che ti conosceva. forse perché la vivevi davvero.

ti ho visto, prima che dal vero, in una foto. tenevi in braccio la tua cuginetta. quella foto mi ha colpito. più bella di come mi ti avevano raccontato, più commovente di come mi aspettavo, sapendo che cosa avevi già passato. in quella foto hai un sorriso ampio, e gli occhioni vivi, pieni di qualcosa di importante. non so se, quando la scattarono, avevi già scoperto, intuito cosa avresti vissuto. e se avevi già scatenato quella voglia di farcela e di lottare con energia vitale. tanta energia vitale, perché è stato durissimo quello che hai combattuto e che hai affrontato. roba che nella mia debosciata irrequietezza sarei stato spianato molto prima. roba che tutti i riverberi dissonanti e anisotropi, che mi destabilizzano ancora con un paio di tuoi familiari, sono cosa che ci si vergogna considerare. anche se l'eco mi dà tutt'altro che serenità.

te ne sei andata. era una cosa che tutti avevano più o meno messo in conto avrebbe potuto succedere. non ti conoscevo nemmeno così bene, e sono ormai lontano da chiunque della tua famiglia. però oggi non pensavo di accusare così il colpo. poi ho fatto un bel mescione con altre titubanze mie, più o meno congiuntural-esistenziali-lavorative [bagatelle, ovvio, davanti all'irreparabile], e molta stanchezza. sta di fatto che ho pianto per quasi tutta la seduta con odg.

poi sono stato a teatro, ad ascoltare una piece ispirata alla "buona novella" del faber. la cosa più vicina al vangelo mi emozioni.
ti ho pensato molto. e ti ho salutato lì. domani sarà solo un agorafobico rito che presenzierò, con tutte le dissonanze che cercherò di evitare. hanno cantato anche quel verso, quasi alla fine del "testamento di tito". il sole che è scivolato al di là delle dune, a violentare altre notti. e non ci possiamo far più nulla. senza un senso che possa illuminare chissà che a dargli un senso.

però, agnosticamente, in tutta l'immanenza che da stanotte è solo nostra e non è più tua, c'è anche l'ultimo verso di quella canzone.

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