Wednesday, November 12, 2014

post garrulo per il genetliaco dell'amica viburna

questo è un posto genetliaco. come scrivevo quando prima avevo un blog.

cioè. non è che non l'abbia più un blogggghe. d'altro canto che stareste e leggere, o Voi compari della mia orsitudine bloggghica. però, ecco, come dire, di là scrivevo in un certo modo perché aveva una certa percheenza. poi quella percheitudine è venuta un po' meno. e quindi ho smesso di scrivere di là, e quindi scrivo di qua. peraltro l'ho iniziato un giorno particolare, questo blogggghe qui intendo. che non ricordo se lo scrissi quel giorno, il perché. ma scelsi un giorno particolare. quello della scalata che solitamente faccio con un lanternino assieme a molti altri, l'ultimo sabato di gennaio. dal mio punto di vista l'inverno comincia a finire lì. che poi tecnicamente non è una scalata, benché il termine che può scivolar fuori per variazione diatopica, o perché non si ha il concetto di montagna dentro, o cose così [cose così, per chi non lo sapesse - mi è stato detto - è un device retorico].

missà che mi sono perso.

agggià.

il post genetliaco, che però non è propriamente come gli altri post genetliaci dell'altro blogggghe [varazione tra il diafasico e il diastratico, dentro]. ecco, faccio auting: in fondo quell'altro blogghe era un po' diverso perché ero diverso io, o forse dovevo capire un po' di cose tra me me.

faccio sommessamente notare che un poco ho capito, ragionevolmente, di alcune cose anche grazie alla viburna. che oggi compie gli anni, e quindi non potrà tanto menarsela per il fatto si sia quasi coetanei. no. no. come mi insegna le parole sono importanti, così come leggere bene le parole che si scelgono oculatamente e che è giusto riportare: sono poco più di tre mesi, e si scavalla l'anno. quindi sarò un più giovane di lei, anche contabilmente. tze.

però, al netto di questo mio revanscismo in sessantaquattresimi, alla viburna voglio molto bene. eccome se gliene voglio. chissà, forse in un altra vita avremmo potuto fidanzarci o addirittura compagnarci: non oso pensare quale marmoccaglia avrebbe potuto venir fuori. o magari, addirittura, avremmo potuto diventare amanti, ed quindi financo scambiarci dei baci alla francese. anche se ho qualche ragionevole dubbio avremmo altresì impiegato il tempo a psicopipponeggiare, speculando sui massimi sistemi della sociolinguistica piuttosto che dell'informazione mainstream piuttosto che le intelligenze relazionali o cognitive e quant'altro, e rispondere alla domanda "ma c'è gusto in tutto questo?" con un "assolutamente!".

poiché però la vita è quella cosa che ti capita quando sei intento a pianificare le cose, la viburna sta a 600 chilometri da qui. e benché qui o si portano appresso quella sdrucciolevolità della deissi, si capisce che è oltre la mezz'ora di metropolitana. quindi niente pensieri strani. anche perché la logistica potrebbe complicarsi.

poi, lo confesso, a volte è una scassaminchia tassonomica, che quasi riesce ad avvicinarsi alla mia di scassaminchievolezza. peculiarità che mi contraddistingue unitamente al mio carattere spigolosissimo. la sua ermeneutica a volte non copre la mia cazzosità. ci facciamo di quei pezzi che pure i bitte delle chattate secondo me un po' sono intossicati. la cosa che non mi spiego del tutto è che comunque, poi ci si ritrova - con variazioni diacronica sul concetto di "potevi farti sentire prima" - e superati i primi impacci ci si chiede: ma perché ci si era scazzati?

la viburna è e sarà sempre una persona importante. 'sta cosa qui non gliela leva nessuno. dovessimo non chattarci più da ora. perché, che ne so [altro device], non dovesse essere soddisfatta di questo post o delle variazioni sui pezzi che troverà vagolanti sulla nuvola internettara. è un'intelligenza titanica dentro un guscio fragile. solo che poi viene fuori che si titanizza anche il guscio. posso confessarle che ho sperimentato su di lei come provar a far sciogliere, in una nuvola rossa di pragmatica, le mie nevrosi perfezionistiche. e che funziona anche grazie al suo titanio di intelligenza, e il suo guscio fragile.

a volte non sono un compagno psicopipponico all'altezza. una con un'intelligenza come la sua saprà farsene una ragione. cosicché io possa impararci qualcosa. e saper vederci così lungo, come un coach navigato, che continua a valere quel verso di quella canzone dolcissima: la figlia del dottore è una maestrina, e mi piace poi tanto quel suo modo di fare.

[post]olofrasticamente auguri, vibù.

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