Saturday, October 25, 2014

la manifestazione del sindacato alla leopolda

la sinistra spaccata, anche dal punto di vista geografico, topologico.

che faccio? dove vado?

a firenze alla stazione leopolda? oppure me ne vo' a roma alla manifestatia singolaconfederata?

e pensare che a tratti starei da una parte, e forse anche dall'altra. a tratti, ovvio. 'ché avrei parecchie cose da dire, o meglio criticare, ad entrambi. che poi non le scrivo, anche per la solita storia che in fondo non interessano quasi neppure più nemmeno me. o non paiono così interessanti.

o forse c'è pure il fatto che è sempre più difficile trovare un posto dove poggiare, figurativamente, il culo. o picchiare la testa.

perché il cielo, o quella cosa lì, sa quanto mi piacerebbe vedere cambiare le cose. ma non sono così convinto basti annunciare di voler cambiare, acciocché sia necessariamente per il meglio.

perché difendere i diritti dei lavoratori è cosa sacrosanta. è che se non stai dietro come cambia il mondo, e quindi anche il lavoro, poi di lavoratori, ne difenderai sempre di meno. e peggio: anche perché non si sentiranno quasi più rappresentati.

perché alcuni dei nuovi paradigmi non mi convincono. perché la necessità dell'uomo solo carismatico al comando è qualcosa che mi irrita antropologicamente. e la parola partito, significa scelta. e il partito della nazione è una contraddizione in termini, oltre che idea proprio per un cazzo nuova. e a me piace scegliere, in taluni ambiti.

perché nell'istanza, sacrosanta, di tutelare chi lavora, è una confusione esiziale porsi pavlovianamente dalla parte di quello che non è il padrone. perché il mondo è molto vario, e quindi anche i lavoratori. e ci sono quelli che subiscono ingiustizie dal padrone, e chi fa i cazzi suoi alle spalle del datore di lavoro. e il discernimento, soprattutto in periodi di vacche molto magre, diventa essenziale.

perché se questo paese merita di fallire, fatico a non vederci nessun nesso causale tra la classe dirigente - tutta- che ha portato questo paese sul bordo del precipizio. e quindi è fondamentale cambiarla. e come sarebbe altrettanto vitale cambiare i comportamenti. ma se non la si cambia nel profondo, o nelle cose che sfuggono ai tweet dell'acclamazione, o parte della nuova classe dirigente sono talune mediaticamente belle presenze, e poco più: allora il precipizio rimane lì, qualche passo oltre. e chissà che farà il sacco di gente, fiumana rapita, qualche passo indietro [cit. makkox]

perchè se questo paese fallisce, pur meritandolo, poi ci sono gli ultimi che ne vanno fottutamente di mezzo. e per questo è meglio non fallisca. e se non è ancora fallito, però falliscono aziende, imprese. e dove non falliscono imprese ci sono imprenditori che fanno i furbi. perché esser furbo è degli uomini: lavoratori/collaborari o padroni/responsabili che siano. ma se sono quelli che comandano a far i furbi il riverbero è ancora peggio. e può capitare che sacco di lavoratori rimangono col culo per terra, qualcuno che porti avanti lo loro istanze è cosa buona ci sia.

domani non so dove andare. nel senso che farei molta fatica a stare a firenze, e mi spiace. così come farei fatica a starmene a roma, e mi spiace molto. perchè se è la sinistra che si divide, io mi sento ancora più diviso [e forse inutile] poiché proprio di sinistra mi sento. nel senso di partito, che ho scelto, o mi ci sono ritrovato.

farò qualcos'altro. non vado da nessuna delle due parti. ci sono quelli ancora più ultimi. o ci sarà pure un qualche diritto, sacrosanto, per cui metterci la faccia, gambe, presenza. ecco, proverò far quello. è simbolico quanto piccolo. però, piccolo più piccoli...

1 comment:

  1. Penso tu abbia fatto bene a non andare da nessuna parte.
    Del resto anche chi rimane radicato sulle sue posizioni non va proprio da nessuna parte.
    Quindi tanto vale restarsene a casa. Non vi sareste comunque incontrati.

    Che io poi non pensavo bastasse indovinare il colore della camicia o sparpagliare "S" a caso sulle parole (che JOB manco la vuole) per sembrare nuovi e pronti a cambiare le cose.

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