Thursday, October 9, 2014

il compleanno di enzo [anche se è tecnicamente non fattibile]

mattina. stavo andando a roma da ostia, sul trenino dei pendolari di fine agosto. leggevo "la nauesa" di sartre. la sera prima avevo avuto una mezza discussione pre-teologica per giustificare il mio agnosticismo. la cosa più sgradevole era che mi ci aveva trascinato con poco garbo da ospitante il mio ospite, per pura coincidenza anche vice questore a roma, nonché con quel fare paternamente ieratico verso i figli, financo un po' sottomessi: era uno di questi ad avermi invitato. mi cavò dall'impiccio e dall'imbarazzo che si era creato la moglie, che gli confermò che agnostico è colui che non ha la gnosi: quindi, nell'esprimere le mie non-risposte alle mie domande, non stavo canzonando il loro credere.

era il 2004. l'ultimo anno compiutamente sereno. solo che ovviamente non lo sapevo, allora. anche perché ovviamente mi sentivo non realizzato e comunque giaculavo. non lo sapevo cosa potesse venire dopo. poi l'ho scoperto. ora giaculo, ma con più cognizione di causa, e quindi più serenamente.

era quel mattino, ed il passeggero davanti a me aprì il giornale. mi si spalancò la prima pagina. così seppi che enzo baldoni era morto. mi ricordo la frustrata che provai. perché era stato tutto così veloce, il rapimento solo pochi giorni prima, i tentativi per capire come interloquire coi rapitori. naturalmente lo conoscevo appena e quel poco che sapevo lo avevo appreso dalle notizie dopo il suo sequestro. però, il solo vederlo in foto, mi aveva colpito. il suo essere omone, che ispirava la sensazione dovesse essere nient'altro che placidamente buono. il suo viso il capello riccio, il pizzetto, l'occhialetto tondo. mi ispirava simpatia a prescindere. e poi [mi è tornato alla mente da poco] quelli di libero lo dileggiavano "cazzo ci vai a fare, giù là, che se ti rapiscono poi è il tuo paese che deve cavarti fuori dai guai". ci si può scoprir empatici anche nella reazione di chi lo sbeffeggiava, con la melma della trivia vulgata di quell'ammasso di banalità a mezzo stampa.

scriveva per linus, per il manifesto, per repubblica, per diario, era un creativo. in una delle foto che erano state pubblicate allora era con la pettorina della crocerossa. non credo volesse cambiar il mondo. semplicemente provava a viversi con intelligente e creativa cazzaraggine la sua vita. e forse gli riusciva pure di mettere il suo contributo, in miglionesimi, acciocché si realizzasse l'articolo 11 della Costituzione.

sono passati poco più di dieci anni. ed oggi è il suo compleanno. tecnicamente - mi hanno fatto notare con escatologica puntigliosità - non si può festeggiare il compleanno di un morto. però si è fatto festa ugualmente. quindi non trascurando che poteva essere immortale, ci deve essere stato un qualche errore del Creatore è successo anche a lui di morire, e non so come può essere definta questa serata al teatro dal verme. teatro peraltro, accidenti, pieno fin su in cima in piccionaia. all'ingresso gente che suonava e ritmava copiosamente. un sacco di gente in fila fuori per entrare, che ti vien da pensare che milano non è necessariamente una città di merda [non è mia, cit.].

e poi la musica. anzi no. prima della musica il discorso che però non era un discorso, ma qualcosa tipo le idee e le emozioni che fluivano. gli dedicheranno uno spazio qui a milano - ho firmato pur io, tze - che è un modo per perpetrare quel vizio che si chiama memoria. ma già memoria è una parola troppo retorica, almeno questa sera. e visto che di retorica non ne ho sentita, io che peraltro ne odoro il puzzo da lontano, non vorrei iniziare proprio qui, tra un refsuo e l'altro [resfuo sta per refuso, quindi è esso stesso un refuso. anche se prima avevo scritto refsuo, quindi refuso sul refuso, e non so se è un bi-refuso, o un refuso al quadrato, dubito che si annullino. forse è un meta-refuso]. e quindi [dopo aver ucciso la leggibilità con la parentesi quadra precedente, e pure questa] invece di memoria mi è venuta una cosa che si potrebbe dire verigudvaibrescion.

però di musica ce n'è stata parecchia. a cominciare da tale alessio lega. che ovviamente non conoscevo fino a ieri mattina. quando, alla radio, mi son trovato ad ascoltare una canzocina interessante. talmente interesante che ho appizzato shazam, e gli ho chiesto di dirmi che canzone fosse. ma mentre shazam sciazzzammmannava, la voce un po' nasale della silvia giacomini durante localmente mosso si è frapposta. e shazam mi ha detto che non aveva riconosciuto la canzone. io mi sono un po' microstizzito e microalterato, pescando un briciolo di aggressività da una delle mie nevrosi. per fortuna la silvia giacomini aveva giustappunto incominciato a parlare dell'evento di 'sta sera. e della festa di compleanno. o di quella cosa lì, perché non si può festeggiare un morto. anche se poi alla fine la festa l'abbiamo fatta lo stesso. poi la silvia giacomini ha rimediato con una sciazzammanata old style, dicendo di chi fosse e come si intitolasse quella canzone. per gli annali di questo blogghettino: zolletta.

già, la musica. come peraltro ci si aspetterebbe per non retoricizzare la verigudvaibrescion, in un teatro a far festa. c'era il coro del canto sospeso ed il gemello brasiliano luther king. che ha cantato da brivido, anche se non avevo ancora scoperto che la moglie dell'omone di cui sopra ci cantava dentro. e mi ha emozionato e brividato 'sta cosa. ma a me, agli altri e le loro vaibrescion non saprei. così come suonava il figlio dell'omone qui sopra, la fisa. ma questo lo sapevo già, perché c'era lui a parlare con la silvia giacomini per radio ieri mattina. ed io avevo pensato che deve essere stato un bel giro placidamente lisergico aver un padre del genere. anche se io dovrei scoprire meglio le cose belle di aver avuto il mio.

della musica l'ho già scritto vero? sì. insomma. e non parlare poi di quel cantante dell'africa sud occidentale, e la sua bend che tanto picchiava su strumenti a percussione e a corde. un po' troppo riverbero nel microfono, ma una gran cazzo di voce, penetrante, avvolgente, archetipa: non ti serve il riverbero, riesci da solo a vibrar da solo con la tua musica e creare pure tu gran belle verigudvaibrescion. senza dire di come, tolto il riverbero, con il suo italiano francesizzato e ironia transnazionale si è preso per il culo come africano e ha preso per il culo gli europei. l'autoironia unisce i popoli, e ci si prende meno sul serio: abbiamo tutti da guadagnarci.

insomma. gran bella serata. dove ovviamente sono andato da solo, con le mie giaculatorie con cognizione di causa. però poi lì dentro è stato molto più semplice farsi travolgere dalle note, dalle musiche, dai sincretismi degli stili e delle improvvisazioni, dalla profondità della leggerezza che è emersa quando la lella costa leggeva pezzi di cose scritte da lui. insomma. bello, niente lacrime, ma sorrisi, di quelli che vengono dal di dentro più intimo e profondo.

non si può festeggiare il compleanno di uno morto. infatti si è fatto molto di più. un sacco di verigudvaibrescion che sono volate, alte.

[e tra il foscoliano cazzaro e il de andreiano rivisto, e per non prendersi troppo sul serio, ho financo trovato quello che scrisse relativamente il suo funerale. che uno può anche andarsene e lasciar che si spargano le sue ceneri. ma poi contano le verigudvaibrescion. me ne voglio - tra l'altro - portar dietro qualcuna, acciocché verigudvaibrescino per un po', anche quando potrebbe sembrare di no]

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