Sunday, September 28, 2014

sul perché penso che renzi non mi piaccia /5 e perché mi metto a logorrare di nuovo su di lui

renzie non mi piace. a costo di far la fine dell'ultimo giapponese che resisteva sull'isoletta. renzie non mi piace, e sono pure così sgarbato da chiamarlo renzie in loco di renzi. sgarbato e mica tanto sul pezzo. perché renzie lo chiamavamo i suoi dileggiatori qualche mese fa. ora mi pare abbiano smesso di chiamarlo così. non tanto perché non sia altrettanto dileggiato, ma forse perché è stato tante altre cose in così poco tempo. renzi non mi piace anche se ha preso il 40.8%. anche per il semplice fatto che in quel 40.8% c'è dentro pure il mio voto. coinciso, temporalmente, con l'inizio del tunèl personalissimo: anche se non c'è un nesso causale, ovvio. dentro quel 40.8% c'è dentro anche il mio perché votai pidddddì, per votare tre candidati di area civatiana, ad essere precisi e pedissequi. ci son dentro anch'io quel fottuto 40.8%, brandito come l'autorizzazione ad essere quel modo di porsi e di fare, mentre io non sarei proprio per nulla d'accordo su quel modo di porsi e di fare. quindi, anche se faccio la fine dell'ultimo giapponese che resisteva sull'isoletta, io col cazzo che ho votato pidddddddì, acconsentendo a quell'eterogenesi dei fini.

avevo già sproloquiato con altri quattro post, verbosissimi e logorroici, come questo del resto, su costui. scrivevo che non mi piaceva, lo acclarai da subito, per dichiarare ai tre di passaggio la mia pregiudiziale. ma date le condizioni date, mi mettevo con la migliore obiettività possibile alla finestra, per vedere che sapeva fare. avevo azzardato anche il fatto che stesse sparando le cartucce migliori per far il pieno alle europee, e con quella forza ribaltare tutto ed andare ad elezioni per assogettare anche i gruppi parlamentari. a dire il vero non l'ho scrissi, ma lo pensai, giuringiurello. il botto alle europee il piddddì, l'ha fatto. anche se io ho votato tre persone diverse da lui. e soprattutto non ho votato lui. e soprattutto non ho votato per delle cose che, tra l'altro, sono un po' lontane da quel che lui stesso indicava, prima di diventar segretario e quindi marciar democraticamente a prendersi il governo [il democraticamente è ironico, ovvio, visto che lui l'investitura democratica dice di averla presa ex-post]. tralasciando che sono istanze che porta avanti da anni la parte politica cui si dovrebbe contrapporre [e a 'sto giro non vale il paradigma che se una cosa è giusta non c'entra chi la dica. a mio parere, ovvio].

renzi non mi piace per lo stesso motivo per cui, da subito, mi sono sentito antiberlusconiano, e per cui ho impiegato mezza giornata a capire che anchel'altro capopopolo era un qualcosa di molto sòla. credo ci sia di mezzo la questione del narcisismo e dell'ego debordante. caratteristica per cui ho un bias che ora mi fa partire pure un po' d'incazzo. non foss'altro perché ne ho incrociati da vicino abbastanza per inquinarmi l'esistenza, io nevroticamente understatement. credo che il problema non sia solo delle mie idiosincrasie di ritorno, ma anche un approccio alla costruzione della classe dirigente con cui collabori e che sono necessari. il narcisista tende a circondarsi di persone ossequiose e più o meno consapevolmente prone ad esaltare il loro lidèr. e il fatto siano giovani e/o nuove e/o donne non è mica condizione sufficiente per garantire che siano meglio di quello che hanno sostituito. e il cielo sa quante altre persone nuove, giovani, sono tecnicamente più meritevoli e in grado di far meglio, pur avendolo appoggiato. che riescono a sottrarsi alla fascinazione dell'uomo solo al comando, che risolve volitivamente le cose. questo paradigma è la iattura per una nazione. e difatti ci siamo ricascati. probabilmente perché siamo un popolo molto immaturo, che si lascia abbindolare facile. e sarà pure la democrazia, figurarsi, e purtroppo non possiamo far dimettere il popolo. ma evidentemente qualcosa non torna, e non è solo perché ci sono i poteri forti che resistono, o le gerontocrazie che non passano la mano. ovvio che ci sia anche questo. ma non sarà un mantra per auto-assolversi e, appunto, aspettare che qualcuno ci pensi lui: se poi magari comunica con naturalezza e disintermediato col popolo tanto meglio. non se ne esce delegando in maniera quasi fideistica, anche se uno ha il tuit giusto ed efficace. se ne esce tutti assieme prendendo consapevolezza della partecipazione. per questo falliremo, e tutto sommato lo meritiamo. il problema è che ne faranno le spese le persone più deboli, e coloro che non potranno permettersi le sovrastrutture più o meno sanitarie e di welfare, che passano per altri canali.

renzi non mi piace. non mi è mai piaciuto. proprio per una questione di simpatia personale: su cui sono stato financo redarguito. non si sceglie il futuro lidèr sulla base di una antipatia o simpatia. come ogni chiosa, più o meno sloganistica, si porta appresso del vero come il suo contrario. è una questione personale perchè ho pochissima stima per i narcisisti spinti coll'ego debordante. e credo che da questo vengano cose che non ti permettono di far al meglio il lidèr di una nazione. sulla questione attuale dell'articolo 18 si sta consumando l'ennesima declinazione di atteggiamenti che mi lasciano perplesso e mi convincono poco. al netto di cosa possa pensare o importare di quella istanza [purparlè, credo debba essere esteso, non eliminato. non penso che toglierlo faccia ripartire nulla di che, né elimini l'apartheid - meco, per la serie, le parole sono importanti - tra chi lavora. ma non è questo il punto centrale del mio ragionar logorroico]. è stato assunto a valore simbolico, da una parte e dall'altra, con tutte le conseguenze da stracciamento delle vesti che creano i simboli. per quanto non originalissima come opinione penso sia stato scelto artatamente per sparigliare le carte, per distrarre l'attenzione, per ri-posizionare un ruolo. scelto da renzi e/o i suoi spin doctor. qualcuno comincia a stancarsi di questo gran sparar di fuochi artificiali, e lo scrive, lo dichiara, lo fa sapere. se sono i poteri forti sono gli stessi che non si sono messi di traverso, quando non hanno plaudito riconoscendolo come ultima speranza per l'italia, acciocché diventasse primo ministro con una manovra avvolgente e hashtag azzeccati [che gli si ritorceranno contro, quando passerà anche lui].

io non l'ho mai plaudito, non ho mai pensato fosse l'ultima speranza, non fosse per il rispetto alle nazioni con decisamente meno speranza della nostra. non ci scrivevo da un po', anche per il semplice fatto pensavo non fossero 'ste grandi idee che mi frullavano nella testa, anche lì logorroicamente. ora ci scrivo invece sopra. non sono convinto siano 'ste grandi idee, ma sono comunque le mie, e quindi io lo faccio: foss'anche fossi come l'ultimo giapponese che sta sull'isoletta. occhei, è ancora tutto molto logorroico. ma c'è dietro quasi una specie di flusso di idee, che ha un vago sapore autoterapico. ci scrivo di nuovo sopra. senza che siano psicopippe più o meno contumeliche, bensì qualcosa che sta fuori di me, per quanto mi faccia incazzare. e non credo sia del tutto scorrelato a quanto accaduto poche sere fa. il giorno iniziato in un modo, financo amaro, mentre la sera, davanti ad una birra - articolo 18 o meno, della cui tutela non godo più da anni - ho visto un chiarore là in fondo al tunèl. quello in cui mi son trovato infilato in concomitanza del 40.8% di cui sopra. e che ora, a maggior ragione, mi fa scrivere #nonprovarafarloinnomemio[checihol'incazzofuoridaltunèl].

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