Sunday, September 14, 2014

post lamentoso, e sulla personalissima azione finalistica, in quanto essere vivente [e ben sapendo che sto mischiando i piani]

il progetto dà ragione dell'essere e l'essere ha senso soltanto in virtù del suo progetto. [pag 36]

questo è un chiasmo. ed è un chiasmo filosofante. quindi mi richiamerebbe financo la canzoncina che mi sono sentito l'altro pomeriggio. tecnicamente spararsi una succulente discografia del cantautore di pavana, trasversale negli anni della produzione, è un modo sui generis di tirarsi su il morale. o qualcosa che gli si approssima. difatti non è che abbia funzionato sto granché. però, in compenso, ho ascoltato delle gran belle canzoni.

teleonomicamente non ci sto capendo un cazzo. e uso un avverbio, che forse non esiste, e lo uso in maniera brandente. solo che sto leggendo questo libercolo che non è molto romanzato. difatti rileggo tre volte ogni periodo. e anche così probabilmente non ci sto capendo molto più che un cazzo.

per dirla tutta la teleonomia del libro è qualcosa di più alto e generico della mia, decisamente più personalissima ed ombelicalicissima. però è stato ed è un rientro complicato nella città. perché di colpo mi sono trovato nell'inazione e nell'incartamento di quarantacinque giorni fa. io mi son pure illuso che bastasse il fatidico ed operoso mese d'agosto per ricominciare. ma se ha funzionato una paio d'anni fa, non è che sia sempre una festa ricominciante. in compenso:
  • sono passati due anni rispetto a quel ripartente mese d'agosto;
  • sono passati quarantacinque giorni da quando mi sentivo inattivo e incartato prima di lasciar la città;
  • ci son circa due metri quadrati in più, piastrellati in maniera sui generis ed involontariamente supponenti, dal punto di vista artigiano, nel bagno di matreme.
quindi sono di nuovo qui, piccolo-teleonomicamente allo sbando, piccolo-revanscista compulsivamente dal punto di vista pre-aziendale, più o meno intento a costruire su macerie e mantenermi vivo. visto che a 'sto punto non posso non farla un'altra citazione delle canzoni di sabato pomeriggio.

per quanto so, con serena consapevolezza, che le mie son macerie piccole, da dilettante dell'esistenza che pare essere buttata nel cesso. però, appunto, son le mie. e nella mia mediocrità bastano per soverchiarmi, acciocché fatichi ad aver voglia di mantenermi vivo. per intenderla come citazione, ovvio.

nulla di particolarmente nuovo. appunto. a parte le miGlioni di ore passate a smoccolarci sopra. che sono passate, appunto. andate. e non torneranno più. mentre io continuerò nella mia noiosissima lamentazione. magari è financo questa la mia teleonomia.

[per il momento, accidenti guarda che scelta di vita, ho deciso che non "userò" quel cazzo di feisbuch. perderò un po' di spunti dell'amico itsoh, peccato. lo controllerò giusto per verificare se qualcuno si mette in contatto o interagisce con me, su quel canale soscial. la vita di tutti gli altri mi sembra così più [insopportabilmente] interessante. non è così, lo so. ma così la percepisco. perché avvelenarmi il sangue, per quanto solo a causa di me solo medesimo?]

[ed a proposito: certo che ne avete di gran voglia di buttar il tempo ad interloquirmi e seguire i miei deliri falliti]

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