Tuesday, August 12, 2014

sulle possibili logistiche esistenziali advenienti. sperando di non complicar[me]le troppo.

elenco non esaustivo delle possibili vie di sblocco di questa situazione inediosa nonché [auto]paralizzante. roba che per un po' comunque, finanziariamente, non si sciallerà. però magari una birra mi sentirò di offrirla senza sentirmi per forza mantenuto da qualcuno. unitamente all'elenco i pro e i contra di ogni singola possibilità. cosicché si possa mettere sul tappeto gli elementi per orientare una scelta. oppure, nel mio specifico caso, palate di carbone nella caldaia a vapore della locomotiva delle mie nevrosi decisorie. che è il modo per bloccarsi nel decidere, quindi nell'agire. e poi, a dire il vero, pro e contra un po' buttati a muzzo e mischiando le discaliche pere con le didascaliche mele. sperando non venga fuori l'effetto macedonia, che poi può succedere di tutto.

  • status quo ad libitum [che renda uno stipendio]. nella metropoli ambrosiana afffà er frilens tra il giic, il nerd, e il para-creativo. consulenzio dove trovo, al prezzo che riesco a spuntare.
    • pro. lo conosco, rimango nel mio appartamentino che mi piace, non timbro cartellini, lavoro agli orari che stabilisco, niente padroni - in prima istanza. libero e professionista, nonché spruzzatine di bohemien 2.0: per capire se è una cosa che mi piace o meno. odg, a centro metri da casa.
    • contra. lo conosco, lavoro prevalentemente in solitaria. self marketing fondamentale e continuo: mi devo procacciare e far pagare il lavoro. orari con picchi che possono essere insostenibili. autore - solingo - delle evoluzioni lavorative e dello stipendio: o vendo a caro prezzo il mio tempo, oppure stipendi mediocri con conseguente tempo di rientro dei debiti, elevato.
  • variante di cui sopra relativamente una consulentia in parte all'estero [ie, sopra o sotto ceneri nella vicina confederazione].
    • pro. tutto il resto di cui sopra, però stipendio molto più interessante
    • contra. più sbadtimento di trasferimenti, ma vabbhé. soprattutto difficile da realizzare: non son lì ad aspettar il professionista che è in me [che a dire il vero si porta dietro il caso umano, ma si può anche non dirglielo esplicitamente].
  • status quo logistico ma dipendente. nella metropoli ambrosiana, più o meno assunto in una qualche più o meno azienda, con orari più o meno fissi, divise di lavoro più o meno definite [anche giacca e cravatta lo è, per dire], con stipendio più o meno fisso.
    • pro. oltre i vantaggi di cui sopra, per la logistica - odg compresa - lo stipendio più o meno fisso, e che quindi sia più sia sul fisso che su quanto riesco a spuntare. tutto quello che è evoluzione del mio lavoro - compiti, stipendio - non è da inventare da capo in ogni situazione: la leva al cambiamento la fanno altri. ho la responsabilità di far bene, impegnarmi, dimostrare quel che posso valere: so, ormai di esserne capace
    • contra. il cartellino più o meno da timbrare, anche solo figurativamente, con la più o meno regolarità che mi aliena ex-ante [forse pure troppo, quando è accaduto ai tempi ero una persona comunque molto diversa]. tutto quello che è evoluzione del mio lavoro - compiti, stipendio è deciso in ultima istanza da altri. sensazione sia tutto troppo "fisso".
  • rivoluzione logistica medium, verosimilmente da dipendente. lascio la metropoli ambrosiana, me ne torno in hometown, divento frontaliere: in ordine di tempo il quinto, di cinque, tra i nipoti di mio nonno paterno a percepire lo stipendio in franchi svizzeri, pur essendo il primogenito nonché quello che per prima si è laureato ma che soprattutto per primo ha cominciato a concorrere a creare il PIL nazionale.
    • pro. lo stipendio, roba che ripago i debiti e posso pure permettermi di offrire una cena oltre la birra. probabilmente una "facilità" nella gestione della complessità meta-lavorative, se rapportato allo stanzino da dove son riuscito ad evadere, per consunzione dello stanzino medesimo, quasi un anno fa [cazzo, mi pare una vita, ma è passato tutto troppo in fretta]. nonché le situazioni allucinoggggene in cui mi sono infilato, mio malgrado e paziale insaputa, fino alla parziale consapevolezza.
    • contra. a chi cazzo la offro la cena oltre la birra? una certa tarpatura sociale in questa hometown che "bel posto, peccato la gente". una logistica un po' immediatamente complicata a tornar, stabilmente con matreme: affittar da qualche altra parte, pronti via, non mi convince. dovrei cambiar forse paesino, allontandomi dal confine. pietra quasi tombale al fatto possa provar a costruire una relazione [ho questa sensazione, più autosuggestionata, che nesso-causata]. ed altra sensazione suggestionata: lasciar così la metropoli ambrosiana per tornarmene all'hometown, è un il suggello tornacasalessie piuttosto fallimentare, un capitolo che si chiude con il proverbiale pugno di mosche. odg decisamente più complicata da continuare.
  • rivoluzione logistica hard, verosimilmente da dipendente. lascio la metropoli ambrosiana e me ne vado all'estero, verosimilmente europeo/occidentale. baibai paese meritocratico de li me cojoini. un altro cervello [per quanto bacatissimo] in fuga.
    • pro. forse lo stipendio. forse uno stile di vita meno soffocantemente italiota [poi se però continuo a leggere repubblica.it e mantenermi virtualmente in contatto, l'acido mi sale uguale]. forse un'altra percezione di senso civico diffuso. forse lo stimolo per aver voglia a ri-cominciare dei progetti.
    • contra. solo, solissimo, al limite del disperante: ma che cazzo ho fatto? con la lingua da imparare/perfezionare. complicato da costruire logisticamente, soprattutto con la siccità finanziaria in cui mi sono infilato/sono finito. niente più odg.
  •  rivoluzione logistica stong-hard, da dipendente. lascio la metropoli ambrosiana e vado lontano, in situazioni più estreme, per soldi e per un tempo limitato.
    • pro. lo stipendio, che sarebbe - nel caso molto, molto, molto invitante: ripago tutti i debiti e mi metto un po' di fieno in cascina. il tempo limitato [potenziale]
    • contra. si acuiscono quelli precedenti. complicatissimo da realizzare: dove? a far cosa? aspettano me? dubbi sul fatto possa reggere emotivamente, nonostante il tempo limitato [potenziale]. sarebbe un vivere in una sorta di stato "alterato" e artefatto: per quanto per un tempo limitato [potenziale]
  • semi status quo logistico e rivoluzione hard d'impiego. cambio totalmente genere di attività, qualcosa che - intuisco - possa dare veramente un senso all'esistere: occuparsi degli altri, in siuazioni financo o preferibilmente fuori dal mio ordinario
    • pro. trovare un senso, oltre me medesimo. suggestione di completezza e ragione d'essere
    • contra. la lingua, forse il coraggio che a parole son buoni un po' tutti. complicato da realizzare, a brevissimo tempo
insomma.

roba piuttosto variegata, quasi una macedonia dolce-salato. posto che magari l'elenco non è del tutto esaustivo. e posto che - quando succederà - succederà qualcosa che magari non è elencato.

c'è un po' di tutto. forse troppo. a buttar troppe opzioni è il modo per non venirne a capo. e quindi indulgere nell'inazione. che genera inedia ed apatia. che genera demoralizzazione e annichilisce l'autostima che manco l'insulina con la glicemia nel sangue. che alimenta l'inazione. 'sti giri qui, insomma.

e nel frattempo il tempo passa. l'ieri non è più e scappa via pure l'oggi. magari con la personalissima dose di piaceri che mi sono negato: quasi a volermi punire per il fatto sia così bambo e lento nell'agire, nonché mi percepisca con quest'aura fallimentare che non m'evapora via.

oltre i post. così lunghi. tediosi. refuseschi. sono lo specchio del personalissimo zeitgeist. oltre al fatto che non so come chiuderlo, 'sto post, e quindi mi sto ritualizzando, imbellettando la chiosa finale. che però non mi viene.

quindi tronco qui, d'amblè, [il post, ovvio].

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