Wednesday, April 30, 2014

tutto in un indististino minestrone giaculatorio [un po' delirante, a dirla tutta]

probabilmente dirò molte parolacce. o parolaccie.

ributtante i convenuti che applaudono per cinqueminuticinque gli agenti condannati per l'omicidio aldovrandi. che in prima fila ci siano il camerata, il convertito, la puntadidiamante della classe dirigente sforzaitagliota è un caso. ributtante pure questo.

che uno condannato per frode fiscale possa fare quello che, insultando, sminchiando la logica il buonsenso il decoro la storia la gastroserenità per un qualche pungo di voti. e che ci siano ancora qualche milione di italiani disposto a votarlo mi fa semplicemente schifo. e mi chiedo cosa si prova ad avere così il cervello all'ammasso per dargli ancora fiducia. o perché semplicemente non lo chiudono agli arresti, come un delinquente qual è dovrebbe stare [attenuante domiciliari per l'età e il membro che non gli funziona più, così si cucca le paturnie mestruopatiche della fidanzatina ficadilegno].

che un altro faccia il capopopolo sputacchiando le sue verità e con fare arrogante pensi che possa funzionare solo idolatrando il suo verbo dogmatico, non merita altro che il mio più sentito vaffanculo. e pure quelli che lo idolatrano.

che il nuovo che avanza sparga segnali fumosi con battutine da egotico che gli hanno fatto il dispetto a non andargli dietro supini.

che i fascisti possano marciare per le vie di milano-est, zona piazzale susa, col braccio teso e croce uncinate in bella vista. che non sia riuscito, non abbia voluto andare alla manifestazione antifascista per ribadire il no ai fascisti per le vie di milano. e non ci sia andato perché mi sono perso dietro le mie inutili contumelie invalidanti, incapace di recepire qualsiasi notizia che avesse un baluginio di negatività. troppo saturo a lamentarmi del mio ombelico debordante di inazione e poco spirito di iniziativa. roba da farsi mandare in paranoia da un hardisco che si è fottuto o da una bottiglia di birra fatta cadere all'esselunga.

quelle belle cose e belle serate dove non si supporta e sopporta più nulla. nemmeno se medesimi. roba che uno pensa: ma che cazzo lo scrivi a fare? per autopunirsi, per tener traccia di periodi così, per esalare a profusione refusi qua e là, come spesso penso sia la mia esistenza. per declinare blogghicamente il peggioramento del mio karma, cui non credo, ovviamente: al karma dico. oppure roba che non mi fa uscire le parolaccie o parolacce, così che non mi possa sfogare con qualcosa o con qualcuno che non sia me medesimo, peraltro correo mica da poco: nelle responsabilità di gran parte di questo personalissimo zeitgeist, così come del [auto]disprezzo conseguente, o antecendente, o parallelo, o superiore.

se credessi in un qualche dio, probababilmente, 'sta sera mi farei vedere financo incazzato. se non addirittura lo sfanculerei: posto che un credente possa sfanculare il proprio dio. peraltro, tecnicamente per delle amenità, a guardarle con sereno distacco.

#odisseostaisereno, anche perché - a dirla tutta - un bel vaffanculo te lo meriteresti tu. anzi, togliamo pure il condizionale.

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