Friday, March 7, 2014

sul perché penso che renzi non mi piaccia /3 e sul perché penso piaccia ad una certa fetta di italica gente

molta prosopopea logorroica nei due post precedenti. lo so. mi auguro che almeno si intuisca che il più giovane presidente del consiglio della storia d'italia non mi piaccia. oltre al titolo ovvio. se non s'intuisce mi autofliggerò punizioni con l'attrezzo con cui si taglia la polenta, così imparo.
[piccola divagazione: potrei fare un sondaggio velocissimo all'uopo. siamo in due gatti qui dentro. la contatura dei lettori quivi è molto più fica che in libbbbbero. nun se scappa].
posto che non piace a me, occhei, assodato. ma figurarsi se sono minimamente sineddoche dell'italica gente. tze. mi spiacerebbe per l'italica gente, e non glielo augurerei. e penso sia abbastanza plausibile che ad un sacco di persone quel guascone colla c un poco aspirata piaccia. eccome: soprattutto ora.
posto che se su di me qualche ragionevole punto di vista è abbastana probante, sull'italico sentire la faccio ancor più fuori dal vaso. sul perché piaccia, non tanto che piaccia. se su di me davo un chiave psicanalitica delle balle, sulla media dei connazionali miei dovrei addirittura pescare - a caso - nelle categorie socio-antropologiche.
pfiu.
....
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'spetta che smetto di ridere e poi riprendo a scrivere...
...
ecco. finito.
[prima un'altra divagazione: ora userò la prima persona plurale. per comodità, ovvio. perché io mica mi sento [del tutto] così. e chi lo appoggia animato da intenzioni profonde e sincere, non sta dentro queste categorie un po' sempliciotte. e ce ne sono un sacco, sono convinto. che si distinguono nella complessità dell'unicità dell'idea, della passione e delle convinzioni di ciascuno. è il discorso di fondo che mi si è attaccato dentro. e che provo a srotolare].
dicevo: la sparo ancora più grossa. ma tanto qui in questo cantuccio non mi pongo molti problemi nel farlo.
ecco. penso che, al solito la chiave di volta, sia quello che evoca il segretario del piddddì. che per narrazione, ammaliazione, simulazione, mimetizzazione incarna la figura dell'uomo solo al comando. uomo forte ormai, nell'era della morte del maschio, forse non funziona più tanto bene. di uomini della provvidenza ne abbiamo già avuti un paio, uno era pure unto, per dire. all'uopo si ha un po' bisogno quello che pare evocare un sogno, o giù di lì. e che ancor meglio ci leva dalle difficoltà del pensare: e mo che si fa? ci pensa lui, ci fa credere che l'entusiasmo, la carica, la voglia di fare, il giovanilismo, la velocità, la convinzione che - vabbhé, dice lui - ci dobbiamo mettere ambizione sia quel serva. e quel che basti. e a noi ci fa comodo provar a cullarsi nella mielosa idea che sia financo vera.
credo che sia perché siamo un popolo, una nazione, giovani. col senso civico e la percezione reale ancora da infanti. è una specie di debolezza di gioventù, da ggggente che deve crescere nel senso di sentirsi una comunità nazionale. il picciriddo ha paura, chiede amore. sa che solo non può farcela mica. ha bisogno di un grande.
ecco. il grande è l'uomo solo al comando. colui che intende la politica dell'io. e non del noi. ci mette la faccia perché trionferà o sbaglierà lui. è già un passo avanti, almeno nelle intenzioni. ma è un approccio paternalistico, verso interlocutori che non sono [o non si reputano] maturi. la politica è l'arte del noi [cit.]. cozza appppalla con l'accentramento su di una sola persona che si fa carico del tutto perché avvinto dall'aura.
credo, ad oggi, che poi ci si senta un po' avviluppati dallo sprintoso giovanilismo dell'ex sindaco, anche perché si è piuttosto affranti e disperati. che c'è chi sta peggio di noi. che la grande depressione fu altra roba. però della crisi si ha un po' tutti i coglioni pieni. e quindi, perché un po' pure infanti, viene più semplice lasciarsi andare pensare che qualcuno ce la farà. e se quel qualcuno dice: "ehiiii [pollice alzato e giacca di pelle] ma ci sono, ecco che la cosa si puote fare".
e quindi il refrain, che siamo un po' pieni della crisi, che se non ce la farà lui allora non ce la può fare nessun altro. che è l'ultima chiamata. l'ultima speranza se non per l'italia, per la sinistra. che dopo di lui... [pianto e stridore di denti? il diluvio? le cavallette? i buchi neri?]. e il fatto è che lo dicono eminenti giornalisti et corsivisti. alimentado una specie di maieutica che pare essere fatta per giustificare quello che è capitato. [o forse è proprio per questo?].
ecco che si chiude il cerchio, o circolo, che però è vizioso. è talmente necessaria una rivoluzione, però contempliamo quanto sia necessaria e che si sia all'ultima chance. però che la rivoluzione e la chance se la giochi uno solo. ci pensa lui, vabbhé se ci è arrivato lì come ci è arrivato: levaci le castagne dal fuoco e ce lo dimenticheremo. è l'effetto che ci interessa. al nesso causale possiamo anche non farci caso.
è una specie di cantata collettiva nazionale: canto e controcanto. i non ancora maturi e il deus ex machina, che fa comodo, oltretutto se non fosse arrivato sarebbero stati guai. invece sarà rivoluzione e ci troveremo rivoluzionati, comodamente seduti con la pappa pronta.
tralasciamo anestetizzati le complicazioni della realtà. quelle son cose per i grandi.
ed è per questo che [credo] fallirà.
[ma in un altro post psicopipponico].

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