Monday, March 24, 2014

perché poi farli solo di notte, i post? lo sfavillio del lunedì mattina.

occhei che il fascino della notte.
occhei che "ma sia molto tardi che si va a dormire" [cit.].
occhei che a quell'ora, ispirazioni del ritmo circadiano, viene bene creare, e quindi a volte mi piace scrivere.

se però poi si perde l'onda? magari perché si è in controfase?

ecco.

ora è giorno. lunedì mattina. il mio ecs compagno di corso fabio paracchini, eravamo in mensa universitaria, una delle pochissime volte ci andai, mi disse che alla general motor le auto fatte di lunedì mattina costavano meno. legata alla minore affidabilità della [s]forza lavoro, statisticamente provata, alla ripresa dopo il uichend, ovvio. non l'ho mai verificata 'sta cosa. in compenso l'ho ri-venduta un sacco di volte. chissà se è solo leggenda metropolitana.

che poi le settimane iniziano in un modo, e magari finiscono in tutt'altre. ad esempio la mia la sto iniziando piuttosto male. cioè, nemmeno: stanco e già spossato. forse per il fatto non sia ancora finita quella scorsa, di settimana. e senza soluzione di continuità me lo sono fumato, il uichend. ho litigato con pc da migrare a guindowseven. ed ancora non ho mica finito.

occhei.

è altresì vero che me ne sono uscito per ampi tratti. giusto per non picchiare la testa tutto il tempo contro il muro arancione del mio appartamentino di questo palazzina, la più pezzottata di una viuzza altrimenti costellata di edifici di ben altra fattura. me ne sono uscito, c'erano le giornate FAI. nonché uno spettacolo sugli scioperi del '44 dei tramvieri milanesi. [uhm... così così].

insomma: ho pianificato. pianificato a come gestire quel momento a doppio taglio che può essere il tempo libero nel uichend. che spesso è l'angoscia delle persone sole, o con problemi relazionali importanti con le relazioni teoricamente importanti. ho pianificato, a tratti sotto il pelo dell'acqua della consapevolezza.

tanto che quei tratti sono usciti fuori, come ad emergere, tipo i delfini che oooophhh... saltano fuori [occhei, occhei, poi si ri-immergono, vabbhé].
sì. son saltati fuori mentre mi immergevo sotto il piano stradale per cercare di prendere la metropolitana a porta venezia. il fatto è che stavo cercando di visitare uno dei luoghi FAI. e per l'ennesima volta ho trovato coda chilometrica. e cercando di reperire informazioni dal volontario, imbarazzato, che poi sarebbe stata la conferma non sarei entrato, mi sono sentito un po' distaccamente altro, rispetto gli altri accanto a me: tutti molto delusi e un po' irritati per il fatto non ci si sarebbe riusciti. io, altresì, mi son sentito financo lieve.

ed ho provato a pensare al perché.

una risposta, più sociale e condivisa, mi è venuta col fatto di vedere così tanta gente. perché questi sono eventi che hanno a che vedere con la ri-scoperta di luoghi che si portano appresso fascino e bellezza per il valore della storia che li accompagna. una specie di ricerca di una bellezza che sminchia i paradigmi facili, kitch, posticci di quello che il mainstream oggi ci affastella. è un po' come andare a ri-cercare un'autenticità che nel quotidiano provano a servire, ma che forse non ci convince del tutto. insomma, qualcosa che forse puzza di luddismo, o forse no. ma che mi ha ricordato la storia dei mille alberi che crescono che non fanno notizia, al contrario di quello che cade. però crescono. e quindi se c'è qualcuno che ha voglia di questo genere di bellezze, e la ricerca, è perché si ha voglia comunque di provarci. e quindi non tutto è davvero perduto [posto che non sono mai stato convinto che tutto sia perduto, socialmente intendo. sul piano personale, parliamone].

l'altra risposta è più intima. nel senso che quel senso di levità l'ho provato pensando che comunque ci avevo provato. qualcosa che biascica, come da antologia trovata nelle patatine, il concetto di pessimismo eroico leopardiano. e mi ricorda che mi ero, appunto, attivato per. e mi è son sovvenuto il libro sull'autostima, roba molto più prosaica e banale. ma la storia dell'azione che cambia tutto, tipo quel tipo di pianificazione, rappresenta un addentellato importante nella mia interrogativa esistenza [di cui appena sopra, il senso della perdutanza, o perditudine, o ontologico fallimento che dir si voglia]. insomma, è come se mi fossi scoperto molto indaffarato a darmi da fare senza quasi averne consapevolezza. a darmi da fare per me medesimo e  sfangarmi da questa paludosa, a tratti, situazione. e che il cambiamento, forse, è già bello che in atto. è solo terribilmente ancora in nuce. meno in nuce lo sconforto che, invece, ogni tanto riaffiora. insomma una fiduciosa disperazione ottimistica. cose così.

tutto questo tuuurbiòn, mentre scendevo al piano mezzanino della metropolitana, e la volontaria FAI si prodigava in scuse, ché da lì si accedeva al luogo da visitare. e stava già cominciando a ripetermi: "mi spiace, ma c'è troppa gente..." "a dire il vero sto cercando di prendere la metro" le ho risposto col sorriso. perché mi ero sbattuto, ci avevo provato. insomma stavo facendo [o fando]. e a me il gerundio piace assaie.

2 comments:

  1. A me piace più il GERUNDIVO, con quel principio di necessità che si porta appresso.
    Roba da persone con elevato senso del dovere, che oppongono resistenza alle lusinghe della perifrastica passiva.

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    1. a me, perifrastico, non l'ha mai detto nessuno.
      tze.

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