Thursday, March 27, 2014

il ventennio, quello che ci siamo cuccati pure noi [meno cruento, occhei, ma quanto ancora ha da passà a nuttata...]

ieri mattina l'hanno ricordato alla radio, dei vent'anni. dal mio punto di vista non ce n'era bisogno. non l'ho mai dimenticato. il ventisette di marzo è il giorno di quelle elezioni politiche che ha segnato i destini di questo povero stivalone.

ero ai seggi, quel giorno, come segretario. quindi una delle due tabelle di riscontro dei voti [frontespizio rosso e frontespizio nero] ce l'avevo io. e le vedevo crescere le crocette, di quel partito azienda, di plastica. i cui rappresentanti locali giravano tronfi per i seggi. loro e leoro agende con su l'adesivo. parlavano rumorosamente al cellulare, etacs non c'erano ancora i gms. smaccatamente cafonavano dati di sezioni che andavano a comporre la marea di consensi di un partito che - tecnicamente - tre mesi prima non esisteva.

occhei. occhei. è pure vero che sono residente - tecnicamente - in un paese che è un gran bel posto, peccato la gente. roba che durante la bulimia cracsiana anni ottanta era riuscito ad avere avere ben due psi. ridente cittadina che vota percentualmente più a destra di una zona smattacamente virata da quella parte. utopia del sol dell'avvenire tanto che cinque anni fa, ultime amministrative, v'erano 4 liste [successone], tre di destra/centrodestra/verdemarcioleghista ed una di centrosinistra. è riuscita a perdere, quella di centrosinistra dico.

ricordo che pensai che stava iniziando qualcosa di brutto. pensavo sarebbe stata bruttissimo ma tutto sommato poco lungo. ecco, magari, non così brutto da compromettere alcune le libertà fondamentali, come raccontai allarmato qualche giorno dopo, la voce quasi strozzata, ad un incontro da bravo parrinaro da giovedì santo. no. niente di così ferale. ma per certi aspetti non meno insidioso. obnubilante. mitridatizzante. roba che ti avveleni e non te ne rendi conto.

io sono fermamente convinto che berlusconi sia stata una iattura per questo paese. una delle cose peggiori potesse capitarci in un contesto continental-storico come quello che vivevamo e abbiamo passato. avrebbero dovuti essere gli anni più importanti per una generazione come la mia. e ci siamo cuccati costui. e tutto quello che si è tirato dietro.

ovviamente il problema non si incarna nella sua persona, anche con tutto il solipsismo che ormai gli ha fuso il cervello. il personaggio è egotico, occhei, ma così tanta sciagura in un unica persona sarebbe banale e fuorviante pensarlo. il problema è la conseguente classe dirigente che si porta appresso un personaggio come questo. il polo d'attrazione, il buconero, che catalizza personaggi che in un paese normale probabilmente farebbero i posteggiatori abusivi, iperbolizzando. molti di costoro non sono arrivati con lui. ma da lì ha tirato fuori il meglio del loro peggio. in lui, e nella sua bassezza, hanno trovato la giusitificazione, lo stimolo, la ragion d'essere mediocramente pessimi. ed hanno cominciato a spolpare il paese. dalle cerchie più intime fino ad arrivare all'opposizione: ne è venuta fuori quel che ne è. mediocricissima quando non collusa, se non nell'etica nella non confutazione dell'etica stessa.

ed è questa classe dirigante che dirige e gestisce l'italico stivalone. in queti anni complicatissimi. come aver a disposizione con medici che hanno copiato, male, agli esami del cepu, in una situazione pandemica.

berlusconi, in tutto quello che è moralmente ed eticamente è all'opposto da quel che credo, è geniale. quasi non riesco ad avercene così a male. per quanto sia il l'elemento scatenante, in cui è stato grandioso. tanto che la deflagrazione di tutti i correi, tutti i santificati dal berlusconismo, sbiaditissima copia della sua genialità. e quindi il peggio che potesse venire.

è venuto. e siamo a brandelli.

e mentre ora che se sta uscendo di scena - forse - c'è la prova, quasi plastica, di aver costruito una classe dirigente famelicamente marcinolenta. tanto che l'unica cosa che cercano di fare, disperati, è un altro che si chiami come lui. una successione taumaturgica, per evitare il trauma. ché altrimenti sanno che finirebbero a scannarsi fra loro. tipo le iene di tarantino.

apoptosi, solo che sono talmente poco avveduti che non lo sanno di avercela programmata quella fine.

noi, l'italico stivalone, ne pagherà ancora le conseguenze per un sacco di tempo. nonostante la versione lait che pare sorgere, radioso, all'orizzonte. [e che sia la classe dirigente che adveniente che, al limite, non ci faccia fare la stessa, sminchiante, fine].

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